Metodo e fonti
Come lavoriamo: da dove prendiamo i numeri, come li verifichiamo a fonti disgiunte prima di pubblicarli, che cosa non facciamo e che cosa succede quando sbagliamo.
Questa pagina spiega come lavoriamo: da dove prendiamo i numeri, come li controlliamo prima di pubblicarli, che cosa non facciamo e che cosa succede quando sbagliamo. È scritta perché chiunque possa rifare i nostri passaggi, e perché chi ci cita sappia su che cosa sta poggiando.
Da dove vengono i numeri
Ogni cifra che pubblichiamo ha una fonte primaria istituzionale, e la indichiamo per esteso in coda a ogni articolo, con l’anno di riferimento e la data in cui l’abbiamo estratta. Le fonti che usiamo abitualmente sono l’Ufficio di statistica del Ministero della Cultura, ISTAT, Eurostat, la Banca d’Italia, la Corte dei conti, le Regioni, Normattiva e la Gazzetta Ufficiale per le norme, e i siti degli istituti quando il dato riguarda loro.
Un articolo di giornale che riporta lo stesso numero non è una conferma: è un rimando. Se non riusciamo ad arrivare al documento originale dell’ente che quel numero lo produce, il numero non entra nel pezzo. Questa regola ci è costata più di una volta un dato interessante, ed è il motivo per cui alcuni nostri articoli contengono meno cifre di altri sullo stesso argomento.
Le fonti hanno due ruoli diversi, e non si scambiano
Distinguiamo fra fonti di prova e fonti di spunto, e la distinzione è operativa, non teorica.
Una fonte di prova è un’istituzione che quel dato lo produce e lo pubblica in un documento consultabile. Solo una fonte di prova può sostenere un numero, una data, una norma o il nome di un ente dentro un nostro testo.
Una fonte di spunto è tutto il resto: testate, associazioni di categoria, studiosi, persone che raccontano bene una cosa su un social. Serve a capire di che cosa si sta parlando e a scegliere gli argomenti. Non può mai sostenere un dato. Se uno spunto interessante non trova dietro di sé un atto che possiamo riaprire — un comunicato istituzionale, una tavola statistica, un atto parlamentare, una cronaca dell’epoca verificabile — resta uno spunto e non diventa un articolo.
Come verifichiamo
Chi verifica non è chi ha scritto, e soprattutto non usa le stesse fonti di chi ha scritto. È il passaggio che consideriamo il cuore del nostro metodo: rileggere il proprio lavoro con le proprie fonti serve quasi solo a confermarsi.
Il controllo procede così: dal testo si estrae ogni affermazione verificabile — ogni numero, data, percentuale, classifica, nome di istituto, riferimento normativo — e ognuna diventa una riga di un elenco. Per ciascuna si cerca un riscontro su una fonte diversa da quelle citate nel pezzo: un altro ente che pubblica lo stesso dato, un’altra via di accesso allo stesso archivio, la banca centrale nazionale invece dell’istituzione europea. Ogni riga riceve un esito: confermata, non verificabile, oppure contraddetta.
Una sola affermazione contraddetta blocca la pubblicazione. Non si pubblica e si corregge, poi si verifica di nuovo il punto corretto.
Le affermazioni che risultano non verificabili non vengono difese: si riformulano indebolendole fino a ciò che regge, oppure si tolgono. Controlliamo anche il contesto, non solo la cifra: un numero esatto messo in un confronto sbagliato — anni non omogenei, perimetri diversi, valori nominali confrontati come se fossero reali — è un errore quanto un numero sbagliato, e nella nostra esperienza è l’errore più frequente.
Che cosa non facciamo
Non pubblichiamo previsioni. Non diamo consigli di investimento né indicazioni finanziarie personali. Non usiamo fonti anonime. Non pubblichiamo stime nostre presentandole come dati, e quando facciamo un calcolo lo dichiariamo come calcolo, indicando su quali cifre l’abbiamo fatto. Non scriviamo il superlativo di un dato — «record», «boom», «crollo» — se non è la fonte stessa a qualificarlo così.
Quando sbagliamo
Correggiamo il testo, non lo cancelliamo, e quando l’errore riguarda un fatto lo scriviamo nell’articolo. Un centro di ricerca che non ha mai corretto niente o non pubblica abbastanza, o non si sta controllando.
Un caso vero, perché una regola senza un esempio non si può giudicare. Il 31 luglio 2026 tre articoli sono andati online senza passare dalla verifica. Non è stata una scelta editoriale: è stato un difetto nel modo in cui i testi arrivavano alla pubblicazione, che in quel momento consentiva a un contenuto di uscire prima del controllo. Contenevano tre istituzioni che non esistono — un museo civico, una fondazione e un centro espositivo, citati come esempi. Nessuna cifra era inventata: il controllo sui numeri aveva tenuto.
Li abbiamo corretti lo stesso giorno, verificando uno per uno gli indirizzi pubblici. Poi abbiamo cambiato il processo, che è la parte che conta: oggi nessun testo può raggiungere il sito senza essere passato dalla verifica redazionale, ogni testo arriva accompagnato da una scheda che per ogni affermazione indica la fonte primaria, e il controllo sui nomi di enti vale anche per il titolo, per l’indirizzo della pagina e per i dati strutturati che leggono i motori di ricerca. Quest’ultimo punto è la lezione che abbiamo pagato: due dei tre nomi inventati non erano nel corpo dell’articolo, ma nel contorno — la descrizione per i motori di ricerca e il markup — cioè nelle righe che nessuno rilegge e che Google mostra per prime.
Dopo quell’episodio abbiamo aggiunto controlli a monte, ma non abbiamo alleggerito la verifica a valle, e non intendiamo farlo. Un controllo sulla provenienza dice da dove arriva un’affermazione; non dice se è vera. Sono due cose diverse, e a noi interessa la seconda.
Segnalarci un errore
Se trovi un dato che non torna, scrivici indicando l’articolo e il punto preciso: controlliamo alla fonte e, se hai ragione, correggiamo e lo scriviamo. Le segnalazioni su fatti e numeri hanno la precedenza su qualunque altra cosa abbiamo in lavorazione.
Osservatorio BbCc è un progetto dell’Associazione ABCO APS — Associazione Beni Culturali Online APS, codice fiscale 90098840276.