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Doni 1.000 euro alla Scala, ne recuperi 650: come funziona l’Art Bonus

Sul portale artbonus.gov.it ogni donazione a un ente culturale pubblico è visibile con importo e categoria del donatore. Come funziona il credito d'imposta del 65%, chi può usarlo e perché la trasparenza totale è la sua vera anomalia.

Di Team BbCc 12 Luglio 2026 Lettura 5 min Osservatorio Economia, impatto e sostenibilità Analisi aperta
Il Teatro alla Scala di Milano. Foto: klik2travel (CC BY 2.0) via flickrOsservatorio BbCc

Sulla scheda pubblica della Fondazione Teatro alla Scala di Milano c'è una raccolta aperta: «Sostegno alla Fondazione Teatro alla Scala di Milano – anno 2026». Il costo previsto dell'intervento è 131.263.000 euro; le erogazioni liberali già ricevute, al 22 maggio 2026, sono 6.585.684 euro. Poco più in basso, l'elenco di chi ha versato, riga per riga: una persona fisica con 1.000 euro, un'impresa con 3.292.342 euro. Le due cifre stanno una accanto all'altra, senza filtri, sul portale artbonus.gov.it.

Quella persona che ha donato 1.000 euro non li ha persi. Ne recupererà 650. È il cuore dell'Art Bonus: un credito d'imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro a favore del patrimonio culturale pubblico. Lo ha introdotto l'articolo 1 del Decreto-Legge 31 maggio 2014, n. 83 — «Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo» — poi convertito nella Legge 29 luglio 2014, n. 106. Il titolo qui sopra dice «due terzi» perché è più facile da ricordare; la misura esatta, quella che conta quando si fa la dichiarazione, è il 65%. Quasi due terzi, appunto.

Chi può donare? Chiunque: persone fisiche, enti non commerciali, imprese. Gli interventi ammessi sono di tre tipi. La manutenzione, la protezione e il restauro di beni culturali pubblici. Il sostegno agli istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica, alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione. La costruzione di nuove strutture, o il restauro e il potenziamento di quelle esistenti, di enti pubblici che operano senza scopo di lucro nello spettacolo. La Scala rientra nella seconda categoria: è una fondazione lirico-sinfonica.

Il recupero non è immediato. Il credito si divide in tre quote annuali di pari importo, entro un tetto: il 15% del reddito imponibile per le persone fisiche e gli enti non commerciali, il 5 per mille dei ricavi annui per chi ha reddito d'impresa. Il pagamento deve lasciare traccia — bonifico bancario o postale, carta, assegno: le donazioni in contanti non danno diritto al credito. Sulla causale va scritto «Art bonus» seguito dal nome dell'ente e dell'intervento, e la ricevuta va conservata. Il vincolo è uno solo: si dona solo a patrimonio di proprietà pubblica. Restano fuori i beni privati, anche quando l'ente che li possiede non ha fini di lucro, compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Lo strumento non ha scadenza: la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) lo ha reso permanente.

Un tratto distingue l'Art Bonus da quasi ogni altra agevolazione: la trasparenza è integrale, e per obbligo. L'ente che riceve deve pubblicare ogni mese l'ammontare delle erogazioni e come le utilizza. Sulla scheda della Scala ogni donazione compare per tipologia — Persona Fisica, Impresa, Ente non commerciale — con l'importo, affiancata da un «Report utilizzo mensile delle erogazioni» che dettaglia le spese. Alcuni donatori sono anche nominati: sulla raccolta chiusa del 2025 compare, per esempio, Italgen S.p.A. con 100.000 euro. Chi mette i soldi, e come vengono spesi, si legge alla luce del sole.

Il portale, però, non offre un totale nazionale: non esiste un contatore unico dell'Italia, e sommare gli enti a mano non è un dato, è una forzatura. Quello che si legge bene sono le singole schede. E lì emerge una geografia: gli enti con gli importi più alti sono grandi istituzioni del Nord e del Centro. La Scala di Milano; il Teatro Regio di Torino, con 36.879.851,96 euro su raccolte chiuse; la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con 30.597.514,42 euro. Non è una classifica ufficiale — l'ordine con cui il portale mostra le voci può variare — ma la scala delle cifre parla da sé.

Che cosa te ne fai

Chi dirige un luogo della cultura pubblico — un museo civico, un teatro, una biblioteca — registra l'ente e l'intervento sul portale, e da quel momento assume l'obbligo della comunicazione mensile. È l'ingresso in un registro pubblico, non la compilazione di un modulo.

Chi amministra un Comune può candidare i beni di proprietà pubblica del proprio territorio: un teatro comunale, un palazzo storico, le mura cittadine. Il filtro è secco: solo pubblico. Un immobile privato, o di un ente ecclesiastico riconosciuto, non passa.

Il professionista o l'impresa che vuole donare paga in forma tracciabile, scrive «Art bonus» in causale col nome dell'ente, conserva la ricevuta e recupera il 65% in tre anni, entro il proprio tetto. Su una donazione da 10.000 euro sono 6.500 euro di credito, divisi in tre rate annuali.

Il dato citabile

La Fondazione Teatro alla Scala di Milano ha ricevuto 225.714.304,32 euro di erogazioni liberali su raccolte chiuse, più 6.585.684 euro su raccolte aperte (portale Art Bonus, aggiornamento al 22 maggio 2026).

Fonti

Gli importi delle raccolte sono dati vivi, aggiornati mese per mese: vanno sempre letti con la data di «Ultimo aggiornamento» riportata sulla scheda dell'ente.

L'Osservatorio è un progetto dell'Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.

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