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936.900 occupati: l’Italia perde lavoro culturale, l’Europa ne guadagna

Nel 2025 gli occupati della cultura in Italia sono scesi a 936.900, settemilatrecento in meno del 2024. Nello stesso anno l'Unione europea ne ha guadagnati 114.800. Fra i cinque paesi più popolosi, l'Italia è l'unico in cui il numero è…

Di Team BbCc 7 Agosto 2026 Lettura 7 min Osservatorio Stato del patrimonio Analisi aperta
Sala di studio di un archivio: tavoli con mappe aperte, scaffali di volumi, nessuna persona
Foto: Chiarabolzo1000 (CC0 1.0) via Wikimedia CommonsOsservatorio BbCc

Settemilatrecento persone in meno. È la differenza fra il 2024 e il 2025 nel numero di chi in Italia lavora nella cultura: da 944.200 a 936.900. Preso da solo è un movimento piccolo, otto decimi di punto, il tipo di scarto che in una rilevazione campionaria si legge con prudenza. Diventa un fatto quando lo si mette accanto a quello degli altri.

Nello stesso anno l’Unione europea di occupati culturali ne ha guadagnati 114.800, arrivando a 8,89 milioni: +1,3%. La Spagna è cresciuta del 2,1%, la Francia dell’1,5%, la Germania dello 0,7%, la Polonia dello 0,4%. Fra i cinque paesi più popolosi dell’Unione, l’Italia è l’unico in cui il numero è sceso.

Variazione dell’occupazione culturale fra 2024 e 2025 Spagna +2,1%, Francia +1,5%, media dell’Unione europea +1,3%, Germania +0,7%, Polonia +0,4%, Italia −0,8%. L’Italia è l’unica in calo fra i cinque paesi più popolosi dell’Unione. Il lavoro culturale fra 2024 e 2025 Variazione annua degli occupati della cultura · Eurostat, rilevazione sulle forze di lavoro nessuna variazione Spagna +2,1% 924.900 occupati Francia +1,5% 1.397.400 Media dell’Unione +1,3% 8,89 milioni Germania +0,7% 1.855.900 Polonia +0,4% 679.300 Italia −0,8% 936.900 occupati, 7.300 in meno del 2024
Fonte: Eurostat, occupazione culturale (cult_emp_sex), dati 2024 e 2025. Elaborazione Osservatorio BbCc.

Il confronto che si vede meglio è quello con la Spagna. Nel 2024 l’Italia aveva 38.700 occupati culturali in più; nel 2025 il distacco si è ridotto a 12.000. Due terzi del vantaggio consumati in dodici mesi, senza che da noi sia successo niente di clamoroso: è bastato che noi scendessimo di poco e loro salissero di poco. Se l’andamento dell’ultimo anno si ripetesse — è un’ipotesi, non una previsione — il prossimo dato porterebbe l’Italia dal terzo al quarto posto nell’Unione per numero di occupati nella cultura, dietro Germania, Francia e Spagna.

C’è poi un numero che non dipende dall’oscillazione di un anno solo, ed è il più scomodo. Gli occupati della cultura sono il 3,9% di tutti gli occupati italiani. La media europea è 4,3%, la Francia sta al 4,8%, la Germania al 4,4%, la Spagna al 4,2%. L’Italia sta sotto la media dell’Unione e ci sta ferma: il 3,9% è identico a quello del 2024. A parità di persone che lavorano, da noi la cultura ne assorbe meno che altrove.

Vista sui dieci anni la curva italiana era in salita: 852.200 occupati nel 2016, 944.200 nel 2024, il massimo del periodo. Il 2025 è la prima flessione dal 2020, l’anno dei musei chiusi, e non le somiglia: allora si persero 50.400 posti in dodici mesi, oggi 7.300. È però il primo anno in cui la salita si interrompe senza una pandemia a spiegarla.

Due avvertenze prima di farne una diagnosi. La prima riguarda il perimetro: per Eurostat «occupazione culturale» comprende sia chi fa un mestiere culturale in qualunque settore, sia chi lavora in un settore culturale con qualunque mestiere. Dentro ci sono i musei, gli archivi e le biblioteche, ma anche l’editoria, l’architettura, l’audiovisivo, il design. Il totale non separa i comparti, quindi dice che il settore ha perso persone, non quale pezzo le abbia perse. La seconda riguarda i tempi: i dati sul pubblico dei musei che alimentano il nostro Barometro del patrimonio sono fermi al 2024, questi sul lavoro arrivano al 2025. Non sono lo stesso anno e non vanno letti come causa ed effetto.

Con queste cautele, il quadro che ne esce è il seguito di quello che avevamo lasciato aperto il 25 luglio. Nel 2024 i musei statali hanno incassato il 21,7% in più e registrato il 5,4% di visite in più; la spesa pubblica per la cultura è salita dell’8,8%, al valore nominale più alto del decennio, dove «nominale» conta: i confronti sono in euro correnti e non tengono conto dell’inflazione, che negli ultimi anni ha eroso una parte di quella crescita. L’anno successivo il numero di chi nella cultura lavora è sceso, mentre nel resto d’Europa saliva.

Che cosa te ne fai. Se gestisci un museo, una biblioteca o un archivio, questi numeri servono a una cosa concreta: mettere una misura sotto una richiesta di personale. «Siamo pochi» non entra in un bilancio, «l’Italia impiega nella cultura il 3,9% dei suoi occupati contro il 4,3% della media europea, ed è l’unico dei cinque paesi più popolosi dell’Unione in cui nel 2025 il numero è calato» sì. Se lavori nel settore o stai provando a entrarci, il numero da tenere d’occhio non è quello italiano ma la distanza dalla Spagna: dodicimila persone, contro le trentottomila di un anno fa. Se amministri fondi pubblici, la domanda onesta non è se la spesa abbia creato posti di lavoro — i due dati misurano cose diverse, la spesa riguarda i servizi culturali della pubblica amministrazione e l’occupazione un perimetro molto più largo — ma perché nessuno dei due sistemi di rilevazione permetta di rispondere. Sapere quanto si spende e non sapere quante persone quella spesa faccia lavorare è una lacuna, e riguarda chi i conti li tiene.

Il dato citabile. Nel 2025 gli occupati della cultura in Italia sono 936.900, il 3,9% del totale degli occupati, contro una media dell’Unione europea del 4,3%. Fra i cinque paesi più popolosi dell’UE l’Italia è l’unico in cui il numero è sceso rispetto al 2024, sia pure di poco: −0,8%, il calo più contenuto fra i sei paesi dell’Unione in flessione (fonte: Eurostat, cult_emp_sex, estrazione del 2 agosto 2026).

Fonti e metodo

  • Occupazione culturale — Eurostat, Cultural employment by sex (cult_emp_sex), unità «migliaia di persone» e «percentuale sul totale degli occupati», sesso: totale. Italia 2025: 936,9 migliaia (3,9%); 2024: 944,2 migliaia (3,9%). UE a 27: 8.885,7 migliaia nel 2025 (4,3%) e 8.770,9 nel 2024 (4,2%). Germania 1.855,9 (4,4%), Francia 1.397,4 (4,8%), Spagna 924,9 (4,2%), Polonia 679,3 (3,9%). Dati estratti il 2 agosto 2026.
  • Serie storica italiana — stessa fonte: 852,2 migliaia nel 2016, 900,4 nel 2017, 895,8 nel 2018, 903,2 nel 2019, 852,8 nel 2020, 857,8 nel 2021, 905,0 nel 2022, 923,5 nel 2023, 944,2 nel 2024, 936,9 nel 2025.
  • Musei statali e spesa pubblica — MiC, Ufficio di statistica, Rilevazione 2024 (60.850.091 visite, +5,4%; 382,0 milioni di euro di introiti lordi, +21,7%); Eurostat, spesa della pubblica amministrazione per servizi culturali (gov_10a_exp, COFOG GF0802): 7.612 milioni di euro nel 2024, +8,8%.
  • Rotture e revisioni della serie — Eurostat segnala interruzioni nella serie italiana (2017, 2018 e 2021) e, per Spagna e Francia, un cambio di definizione a partire dal 2021: il confronto decennale e quello fra Italia e Spagna vanno letti tenendone conto. La serie viene inoltre rivista nel tempo — pubblicazioni precedenti riportano per gli stessi anni valori diversi da quelli oggi in tabella — perciò indichiamo sempre la data di estrazione.
  • Che cosa non dicono questi dati — la rilevazione europea sulle forze di lavoro è campionaria: una variazione inferiore al punto percentuale va letta come segnale, non come misura esatta. Questa tabella non separa i comparti culturali né distingue dipendenti e autonomi (Eurostat pubblica il dato altrove: nel 2025 gli autonomi sono il 31,6% degli occupati culturali dell’Unione), e non dice nulla su retribuzioni, contratti e divari territoriali. Il perimetro «cultura» di Eurostat è più ampio di quello dei beni culturali in senso stretto.

L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000: a te non costa nulla — codice fiscale 90098840276.

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