Cultura e salute, il protocollo è firmato: ma solo un museo su dieci ha percorsi per chi ha disabilità cognitive
Il 29 aprile 2026 i ministri della Cultura e della Salute hanno firmato un protocollo per portare l'arte nei percorsi di cura. Che cosa prevede, che cosa non c'è ancora, e quanti musei sono pronti: secondo Istat, uno su dieci…

Il 29 aprile, al Ministero della cultura, il ministro Alessandro Giuli e il ministro della Salute Orazio Schillaci hanno firmato un protocollo d’intesa «per rafforzare il legame tra cultura e salute». La sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che lo ha promosso, ha detto che l’obiettivo è portare l’Italia «il prima possibile» alla prescrizione sociale di cultura: il medico che indirizza una persona verso un museo, un concerto, un laboratorio.
Il protocollo, per quanto se ne sa dal comunicato che lo annuncia, non arriva a tanto: avvia un lavoro comune. Ma il ministro Giuli, firmandolo, ha detto che musei, biblioteche e archivi sono chiamati a un ruolo «sempre più centrale» nei percorsi di cura. Per capire quanti siano pronti, il numero da guardare è un altro: secondo gli ultimi dati Istat, un museo italiano su dieci organizza percorsi di visita pensati per persone con disabilità cognitive.
Che cosa prevede il protocollo
Il testo è passato prima dalla Conferenza Stato-Regioni, il 5 febbraio, come informativa sullo schema di protocollo. Quel giorno Borgonzoni ha annunciato che un Tavolo tecnico avrebbe censito le iniziative già avviate sul territorio, per ricavarne modelli replicabili. La firma è arrivata quasi tre mesi dopo, e il comunicato che la annuncia non nomina più il Tavolo: parla di un confronto stabile fra le istituzioni e di un Comitato scientifico.
Secondo il comunicato del Ministero della cultura, l’intesa riconosce esperienze già attive, dalla museoterapia all’arteterapia e alla musicoterapia, e ne cita alcune: il Policlinico Gemelli di Roma, l’ospedale Niguarda di Milano, il progetto Art4ART realizzato con il MAXXI al Gemelli. Prevede studi scientifici e attività sperimentali, corsi di formazione per il personale sanitario e per quello della cultura, iniziative pubbliche di sensibilizzazione, un confronto stabile fra le istituzioni coinvolte e un Comitato scientifico paritetico fra i due Ministeri. Fra gli obiettivi ci sono il monitoraggio delle buone pratiche e la riduzione delle barriere che tengono le persone lontane dai luoghi della cultura.
Quello che il comunicato non annuncia è altrettanto importante: nessuna regola su chi possa prescrivere che cosa, nessun elenco di attività riconosciute, nessun requisito per musei e operatori. Al 22 ottobre, fra i comunicati del Ministero della cultura non abbiamo trovato atti di nomina del Comitato né di istituzione del Tavolo tecnico. A settembre qualche testata ha scritto di un comitato già costituito: senza un atto, per noi resta da verificare.
Un fondo da un milione di euro, invece, esiste, ma non viene dal protocollo. È il Fondo cultura terapeutica e cura sociale, istituito presso il Ministero della cultura dalla legge di bilancio per il 2026, con un milione l’anno: serve a sostenere enti locali, Terzo settore, associazioni e fondazioni che usano lo spettacolo e il patrimonio come strumenti terapeutici per persone con disabilità o in situazione di marginalità sociale, e le loro famiglie. I criteri per distribuirlo spettano a un decreto del ministro della Cultura, che la legge chiedeva entro novanta giorni: al 22 ottobre non lo abbiamo trovato.
Quanti musei sono pronti
Gli ultimi dati nazionali sono quelli che Istat ha raccolto per il 2022 con l’indagine sui musei, e diffuso nelle tavole delle Statistiche culturali. La fotografia è netta: le barriere fisiche si stanno abbattendo, quelle per chi ha bisogni cognitivi o sensoriali molto meno.
I servizi igienici a norma per persone con disabilità ci sono nel 68,2% dei musei, rampe, ascensori o piattaforme nel 62,2%. Ma solo il 10,6% organizza percorsi e programmi di visita per persone con disabilità cognitive, come lo spettro autistico o l’Alzheimer, e l’11% mette a disposizione un assistente durante la visita. I video nella lingua dei segni ci sono nel 5,9% dei musei, le mappe con i simboli della comunicazione aumentativa, pensate per chi ha difficoltà di comunicazione verbale, nel 2,4%. Progetti di inclusione per persone con disabilità fisico-sensoriale, emotiva o con disturbi cognitivi li ha avviati il 19,5%.
Il divario dipende molto dal luogo. Nelle città metropolitane i percorsi per disabilità cognitive salgono al 21,1% e l’assistente al 21,3%. Nelle aree interne i percorsi si fermano al 6%. E il quadro di fondo si muove: secondo l’ultima pubblicazione Istat dedicata all’accessibilità, fra il 2011 e il 2021 la quota di musei con dotazioni e assistenza per visitatori con disabilità è più che raddoppiata, dal 34,8% al 75,7%.
I soldi per cominciare ci sono stati, e sono stati assegnati ai singoli luoghi dopo questi dati. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato 300 milioni di euro per rimuovere le barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi, compresa la formazione del personale. Quanto abbiano cambiato il quadro, Istat non l’ha ancora misurato.
Che cosa te ne fai
Se dirigi un museo o un luogo della cultura, il protocollo non ti chiede nulla, oggi. Ma fra i suoi obiettivi c’è il monitoraggio delle buone pratiche, e il Tavolo annunciato a febbraio, se sarà istituito, dovrebbe censire quelle esistenti. Un percorso per visitatori con Alzheimer o con disturbi dello spettro autistico, descritto bene, con chi lo ha progettato, chi lo frequenta e che cosa si è osservato, è esattamente il tipo di esperienza che un censimento cerca. Se non lo hai, sei nella maggioranza: nove musei su dieci.
Se lavori in una struttura sanitaria, gli esempi citati dal Ministero sono esperienze nate dentro gli ospedali, come al Gemelli e al Niguarda, e in un caso, Art4ART, da una collaborazione fra il Gemelli e il MAXXI. Il primo passo, anche senza un sistema nazionale, è cercare il museo vicino che abbia già un programma per disabilità cognitive.
Se lavori in un’amministrazione, regionale o comunale, le cose da seguire sono tre: gli atti che nomineranno il Comitato scientifico e il Tavolo tecnico, il decreto che fisserà i criteri del Fondo cultura terapeutica e cura sociale, e i dati Istat sull’accessibilità dei musei del proprio territorio, che dicono da dove si parte.
Il dato citabile
In Italia, nel 2022, il 10,6% dei musei organizza percorsi e programmi di visita pensati per persone con disabilità cognitive: uno su dieci. Nelle città metropolitane si sale al 21,1%.
Fonte: Istat, Statistiche culturali, anno 2022, tavola 1.25.
Fonti e metodo
- Ministero della cultura, comunicato del 29 aprile 2026 sulla firma del protocollo d’intesa con il Ministero della salute.
- Ministero della cultura, comunicato del 5 febbraio 2026 sul passaggio in Conferenza Stato-Regioni e sul Tavolo tecnico.
- Conferenza Stato-Regioni, report della seduta del 5 febbraio 2026, informativa sullo schema di protocollo.
- Istat, Statistiche culturali – Anno 2022, tavole 1.25 e 1.26 sui musei, dati 2022.
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 822: Fondo cultura terapeutica e cura sociale (su Normattiva, nel blocco «commi 801-900»).
- Ministero della cultura, PNRR, investimento 1.2: rimozione delle barriere fisiche e cognitive.
- Istat, L’accessibilità di musei e biblioteche, 2 dicembre 2022, dati 2021.
- Istat, Il patrimonio culturale nelle aree interne, 20 febbraio 2025, dati 2022.
Che cosa queste fonti non dicono: il testo integrale del protocollo, che non abbiamo trovato pubblicato, e quindi tempi e composizione del Comitato, e se il Fondo cultura terapeutica sarà usato per il protocollo; né quanti musei abbiano già accordi con strutture sanitarie, che Istat non rileva. I dati sull’accessibilità sono del 2021 e del 2022, gli ultimi pubblicati da Istat, e precedono gli interventi del PNRR.
L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.