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La certificazione «family friendly» per i musei non esiste

Nessun marchio nazionale attesta che un museo sia a misura di famiglia. Cosa esiste davvero: due marchi regionali, un accreditamento privato e lo standard che conta.

Di Team BbCc 3 Agosto 2026 Lettura 6 min Osservatorio Governance, policy e normative Analisi aperta
Sala del Museo archeologico nazionale di Napoli
Una sala del Museo archeologico nazionale di Napoli. Foto: ell brown (CC BY 2.0) via flickrOsservatorio BbCc

Circola da qualche tempo, nei manuali di marketing culturale e in certe guide scaricabili, l’idea che esista una «certificazione Family-Friendly» per i musei italiani, con i suoi obblighi e i suoi vantaggi. Conviene dirlo subito, perché fa risparmiare tempo e telefonate: quella certificazione non esiste. Non la rilascia il Ministero della cultura, non la rilascia ICOM Italia, non esiste alcun marchio nazionale che attesti che un museo è a misura di famiglia.

Esistono però tre cose reali, molto diverse tra loro, che spesso vengono confuse in una sola. E ne esiste una quarta, poco citata, che è invece lo strumento serio con cui l’Italia misura la qualità dei musei — servizi al pubblico compresi. Vediamole in ordine, perché scegliere quella sbagliata significa investire mesi per un riconoscimento che non vale dove vi serve.

1. «Family and Kids Friendly»: un accreditamento privato, non un marchio pubblico

È il riconoscimento che si incontra più spesso, e nasce da un progetto serio: «Nati con la Cultura», ideato nel 2014 dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna, il cui strumento più noto è il Passaporto Culturale che dà accesso gratuito ai musei della rete nel primo anno di vita del bambino, esteso dal 2023 alle mamme nell’ultimo trimestre di gravidanza.

I musei che aderiscono si impegnano a rispettare un decalogo di requisiti e vengono accreditati come «Family and Kids Friendly». Due precisazioni che cambiano tutto: è un accreditamento privato, senza alcun valore giuridico, e la sua diffusione è concentrata sul territorio dove il progetto è nato — 48 musei in Piemonte, più alcune sedi tra Brescia e Val Camonica. Fuori da quell’area geografica non è la strada.

2. I marchi pubblici esistono, ma sono regionali

Il più strutturato è «Family in Trentino», rilasciato dalla Provincia autonoma di Trento sulla base della legge provinciale 1 del 2011, con un disciplinare per le attività culturali che dedica ai musei una sezione propria. La domanda è gratuita — si paga solo la marca da bollo da 16 euro — e la risposta arriva entro trenta giorni. Tra i musei certificati la Provincia cita il MUSE di Trento. Il limite è nel nome: vale in Trentino. Esiste una versione per i Comuni di fuori, ma la possono chiedere solo i Comuni, non i singoli musei, e serve un accordo formale con la Provincia.

Non è però l’unico. La Regione Puglia ha un proprio marchio pubblico, «Puglia loves Family», il cui disciplinare per la macrocategoria cultura e spettacolo comprende espressamente musei di varia tipologia, teatri, cinema, biblioteche ed eventi temporanei. Prima di concludere che nella vostra regione non ci sia nulla, conviene quindi controllare: il livello a cui questi riconoscimenti esistono è quello regionale, non quello nazionale, e la mappa non è uniforme.

3. F@Mu non è una certificazione: è una giornata

La Giornata nazionale delle famiglie al museo è un’iniziativa a cui i musei aderiscono per una domenica all’anno — la dodicesima edizione si è tenuta il 12 ottobre 2025 — promossa anche dal Ministero e dalle Direzioni regionali Musei. Partecipare è utile e visibile, ma non lascia alcun attestato: è un appuntamento, non un riconoscimento.

Un’ultima confusione da sciogliere: in provincia di Bolzano esiste l’«audit famigliaelavoro», che qualcuno cita come marchio family per i musei. Riguarda la conciliazione tra vita e lavoro dei dipendenti di un’organizzazione, non i servizi offerti al pubblico. Sono due cose diverse.

4. Quello che esiste davvero: il Sistema museale nazionale

Se cercate un riconoscimento pubblico, nazionale e spendibile, la risposta è un’altra ed è più solida di qualunque bollino: il Sistema museale nazionale, istituito dal decreto ministeriale 113 del 21 febbraio 2018 insieme ai livelli minimi uniformi di qualità, in attuazione dell’articolo 114 del Codice dei beni culturali.

Funziona così: i requisiti sono organizzati in tre ambiti — organizzazione, collezioni, comunicazione e rapporti con il territorio — e ciascuno distingue tra standard minimi e obiettivi di miglioramento. Quello che riguarda l’accoglienza del pubblico, famiglie comprese, è distribuito su due ambiti diversi, ed è utile saperlo prima di compilare il questionario: nel primo stanno l’accesso delle persone con disabilità, il piano annuale delle attività educative e la figura del responsabile dei servizi educativi; nel terzo le attività educative e di valorizzazione e le relazioni con il pubblico. È lì, e non in un marchio dedicato, che si misura quanto un museo sappia accogliere.

L’adesione è volontaria e aperta anche ai musei privati. Il direttore compila un questionario di autovalutazione sulla piattaforma della Direzione generale Musei; l’elenco ufficiale degli accreditati è aggiornato a luglio 2026. Diverse Regioni gestiscono poi finestre proprie di accreditamento: l’Emilia-Romagna, che ha recepito i livelli di qualità con delibera regionale, è arrivata a 134 musei accreditati con riconoscimento di durata triennale (erano 127 a febbraio 2025); il Piemonte ha aperto la sua finestra tra dicembre 2025 e gennaio 2026.

Cosa fare, in pratica

  • Non cercate la «certificazione Family-Friendly»: non esiste e nessun ente la rilascia. Se un fornitore vi propone di ottenerla, chiedete chi la emette e in base a quale norma.
  • Puntate al Sistema museale nazionale: è volontario, gratuito, nazionale, e i servizi al pubblico pesano sia nel primo sia nel terzo ambito. Partite dal questionario di autovalutazione: già compilarlo vi dice dove siete indietro.
  • Verificate la finestra della vostra Regione, perché per i musei non statali l’accreditamento passa spesso di lì e le domande si aprono in periodi definiti.
  • Controllate se la vostra Regione ha un marchio proprio: in Trentino e in Puglia esistono e includono i musei. Altrove, valutate l’adesione a reti come «Nati con la Cultura» per quello che è: un progetto con una comunità dietro, non un titolo.
  • Aderite a F@Mu per la visibilità di giornata, senza aspettarvi un attestato.

Fonti

L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.

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