Partecipa alla call UE in 4 passi concreti
La call for evidence UE sull'intelligenza artificiale nei settori culturali è aperta fino all'11 settembre 2026: quattro passi per inviare un contributo.

Immaginate un’agenzia di incoming che, negli ultimi mesi, ha iniziato a usare strumenti di intelligenza artificiale per redigere i testi delle audioguide o per generare sottotitoli multilingua ai propri video promozionali. Ha sperimentato, ha aggiustato il tiro, ha capito cosa funziona e cosa no. La DG EAC ha pubblicato una call for evidence dedicata, aperta fino all’11 settembre 2026, per raccogliere esperienze dirette dagli operatori europei prima di definire una strategia normativa e di sostegno al settore. Chi lavora con la cultura ogni giorno ha qualcosa di concreto da dire: la finestra per dirlo è aperta, ma non a tempo indeterminato.
Come rispondere alla consultazione europea: quattro passi operativi
Partecipare a una consultazione della Commissione europea può sembrare un atto riservato a grandi istituzioni con uffici legali dedicati. Non è così. Il processo è accessibile a singoli operatori, associazioni culturali, musei di piccole dimensioni e organizzazioni di volontariato. Ecco come procedere in modo ordinato.
Passo 1 — Accedere al portale «Dì la tua». La call for evidence vive sul portale «Dì la tua» (Have Your Say) della Commissione europea, nella pagina dell’iniziativa sulla strategia AI per i settori culturali e creativi. Per inviare un contributo serve un account EU Login gratuito, che si crea in pochi minuti con un indirizzo email o collegando un account social già esistente. Le risposte in italiano sono ammesse e considerate al pari di quelle nelle altre lingue ufficiali UE: tra i contributi già pubblicati ce n’è almeno uno in italiano.
Passo 2 — Coinvolgere più funzioni interne. Una risposta che integra prospettive diverse — chi gestisce i diritti sulle opere, chi si occupa di comunicazione digitale, chi produce o organizza eventi — è strutturalmente più solida di una risposta monolitica redatta da una sola persona. La Commissione europea, nella documentazione della call, elenca espressamente destinatari di ambiti e ruoli differenti all’interno del settore culturale e creativo: artisti, titolari di diritti, istituzioni del patrimonio, associazioni, sviluppatori, ricercatori, autorità pubbliche.
Passo 3 — Documentare un caso d’uso reale. Questo è il passaggio più sottovalutato, e probabilmente il più utile. Se la vostra organizzazione ha già utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale — per generare testi descrittivi per una mostra, per trascrivere audio di archivio, per sottotitolare video o per personalizzare comunicazioni verso il pubblico — quello è esattamente il tipo di evidenza richiesta. Non servono analisi quantitative sofisticate: bastano pochi paragrafi strutturati su cosa avete fatto, in quale contesto, con quali risultati positivi e quali criticità.
Passo 4 — Rispettare la scadenza dell’11 settembre 2026. Il termine è fisso: mezzanotte di Bruxelles. Dopo quella data la Commissione proseguirà la raccolta con attività mirate o su invito — workshop con portatori d’interesse, un’indagine rivolta a soggetti selezionati, un dialogo ad alto livello con rappresentanti del settore — in vista dell’adozione della strategia, indicata per il primo trimestre 2027. La call for evidence è però l’unica finestra aperta a tutti, senza inviti né selezioni: chi non partecipa entro il termine rinuncia al canale più diretto per far pesare la propria esperienza.
Cosa scrivere se non sapete da dove cominciare
La difficoltà più comune non è tecnica, ma narrativa: molti operatori non sanno come trasformare un’esperienza quotidiana in un contributo utile a una consultazione istituzionale. Alcuni suggerimenti pratici:
- Descrivete lo strumento AI che avete usato in termini funzionali, non commerciali: «uno strumento di trascrizione automatica» è più utile di un nome di prodotto che potrebbe non essere riconosciuto dai valutatori.
- Indicate il tipo di contenuto culturale coinvolto: testi di sala, materiali educativi, comunicati stampa, audioguide, sottotitoli, cataloghi digitali.
- Segnalate esplicitamente i limiti riscontrati: le risposte che identificano problemi aperti — relativi a diritti d’autore, qualità linguistica, accessibilità — sono più informative per la Commissione di quelle che descrivono solo successi.
- Se non avete ancora adottato strumenti AI, potete comunque rispondere: le ragioni della mancata adozione (costi, competenze, incertezza normativa) sono dati rilevanti quanto le esperienze di utilizzo.
Domande frequenti
Chi può rispondere alla call for evidence della Commissione europea sull’AI e la cultura?
La consultazione è aperta a qualsiasi soggetto operante nei settori culturali e creativi: operatori turistici, musei, organizzatori di eventi, associazioni, guide turistiche, agenzie. Non è richiesta una dimensione minima né una forma giuridica specifica. La DG EAC raccoglie contributi da tutta la platea degli operatori europei del settore, e anche i singoli cittadini possono partecipare.
È necessario avere già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per partecipare?
No. La call for evidence raccoglie anche testimonianze di chi non ha ancora adottato tecnologie AI, comprese le motivazioni di questa scelta. Le barriere all’adozione — economiche, normative o legate alle competenze — sono informazioni rilevanti per la definizione della futura strategia europea.
Quanto tempo richiede la compilazione del modulo?
Non esiste una stima ufficiale pubblicata dalla Commissione europea. Una risposta articolata con almeno un caso d’uso documentato richiede alcune ore di lavoro preparatorio, distribuite tra raccolta delle informazioni interne e redazione, più pochi minuti per creare l’account EU Login gratuito necessario all’invio. Coinvolgere più colleghi nella fase di raccolta riduce il tempo complessivo di compilazione.
Cosa fare adesso
Quattro azioni concrete per chi vuole partecipare alla consultazione della Commissione europea sull’intelligenza artificiale nei settori culturali e creativi:
- Accedere al portale «Dì la tua» della Commissione europea, creare l’account EU Login gratuito e scegliere l’italiano come lingua di risposta.
- Coinvolgere almeno due funzioni diverse della propria organizzazione nella redazione del contributo.
- Documentare in modo narrativo almeno un caso d’uso reale — o le ragioni concrete della mancata adozione di strumenti AI.
- Inviare la risposta entro l’11 settembre 2026 (mezzanotte di Bruxelles): è l’unica fase della consultazione aperta a tutti senza invito.
Fonti: Commissione europea – DG EAC, Portale «Dì la tua» — pagina dell’iniziativa
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