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Il luogo che hai fotografato puoi pubblicarlo in inglese su CHO: due modi per farlo

Due modi per far entrare le tue fotografie e i tuoi eventi nel nostro lavoro: un hashtag su Instagram e un indirizzo di posta. Da dove viene la pagina con 24.800 follower e che cos e Cultural Heritage Online.

Di Team BbCc 7 Agosto 2026 Lettura 5 min Osservatorio Analisi aperta
Spettacolo di strada nel centro storico di Feltre, il pubblico affacciato alla balaustra sotto la torre
Feltre (Belluno), agosto 2017. Foto: Carla SzathvaryOsservatorio BbCc

In breve. La pagina Instagram che porta le nostre ricerche ha 24.800 persone che la seguono, e non l’abbiamo aperta noi: viene da Beni Culturali Online, il progetto nel cui solco nasce l’Osservatorio. Quell’archivio oggi vive in inglese su Cultural Heritage Online, che è di una società americana. Da qui, due modi concreti per far entrare il tuo materiale nel nostro lavoro: un hashtag e un indirizzo di posta.

Se cerchi beniculturalionline su Instagram trovi una pagina seguita da 24.800 persone, con quasi 2.600 contenuti pubblicati: sono i numeri del 7 agosto 2026. Molte di quelle immagini non le abbiamo scattate noi. Le hanno scattate le persone che ci seguono, nei luoghi in cui vivono o che hanno visitato, e le hanno contrassegnate con il nostro nome. Per anni è stato quello il motore della pagina — non il lavoro della redazione, ma un archivio collettivo costruito da chi passa davanti a una facciata e si ferma a inquadrarla.

Quella pagina non nasce con l’Osservatorio. Nasce con Beni Culturali Online, l’indice dei beni culturali partito nel 1998 come beniculturalionline.it e oggi dell’Associazione ABCO APS: il suo sito storico ha smesso di aggiornarsi nel 2019 e ha lasciato in archivio migliaia di schede.

L’archivio però non è rimasto fermo. È confluito in Cultural Heritage Online, testata indipendente statunitense che pubblica in inglese, gestita da OASIS Tech LLC, società del Wyoming. Sono due case diverse e conviene dirlo subito: l’Osservatorio è italiano ed è dell’Associazione, Cultural Heritage Online è americano ed è di quella società. Loro stessi scrivono di non essere una traduzione del progetto italiano ma la sua evoluzione internazionale. I due restano collegati nel lavoro quotidiano, e gli spazi social nati col progetto italiano sono passati all’Osservatorio, che li usa per le proprie ricerche.

Per chi ci legge quel collegamento vale un’occasione concreta. Una fotografia scattata a un luogo poco conosciuto può restare un ricordo sul telefono, oppure può uscire davanti a 24.800 persone e — se il materiale lo permette — essere raccontata in inglese a chi in Italia non ci vive.

La prima porta: un hashtag

È la più semplice. Fotografi un luogo, pubblichi la foto sul tuo profilo e la contrassegni con #beniculturalionline, oppure ci tagghi direttamente. Noi guardiamo, scegliamo, e le migliori tornano sulla pagina con il tuo nome. Dalle foto raccolte nascerà anche un video settimanale (prossimamente), dove il nome di chi ha scattato comparirà stampato sopra ogni immagine.

Due cose che vale la pena dire chiaramente. La fotografia resta tua: la ripubblichiamo con il credito, non ne diventiamo proprietari. E se cambi idea basta scrivercelo: la togliamo, senza chiedere spiegazioni.

La seconda porta: un indirizzo di posta

Non tutti hanno voglia di aprire un profilo, imparare un pannello, ricordarsi una parola d’accesso. Per questo esiste la seconda strada, che funziona con la posta elettronica e nient’altro: si scrive a sofia@culturalheritageonline.com allegando tre fotografie e due righe di descrizione.

Da lì in avanti il lavoro non è più tuo. Il materiale viene letto e sviluppato, tradotto in inglese e preparato per la pubblicazione su Cultural Heritage Online. Se manca qualcosa — la data di un evento, il nome esatto di un luogo, chi ha scattato la fotografia — ti arriva una mail che te lo chiede. E prima che qualsiasi cosa venga pubblicata arriva una seconda mail, quella che chiede il tuo via libera: senza il tuo sì non esce niente.

Due cose da sapere prima di scrivere, perché quell’indirizzo non è nostro. La posta arriva a Cultural Heritage Online, quindi i tuoi dati e le tue fotografie vengono trattati da OASIS Tech LLC negli Stati Uniti, secondo la loro informativa e non secondo la nostra. Sulle fotografie la loro pagina sui diritti d’immagine dichiara tre cose: chi scatta resta titolare dei propri diritti, il credito viaggia insieme alla fotografia, e su richiesta di chi ne ha diritto l’immagine viene rimossa. Sono impegni loro, presi pubblicamente: li riportiamo perché ci sembrano seri, non perché possiamo garantirli noi.

Per gli eventi c’è un passaggio in più che riguarda chi ci legge in Italia: quelli che arrivano per questa via finiscono nell’Agenda, la rubrica del nostro Radar settimanale. Chi organizza una mostra, una visita guidata, una giornata di apertura straordinaria ha così un modo per farla comparire in due posti scrivendo una mail sola.

Che cosa te ne fai

Se fotografi luoghi, la strada breve è l’hashtag: nessun impegno, il tuo nome resta attaccato alla fotografia, e ogni tanto ti ritrovi nel video della settimana.

Se gestisci un luogo o organizzi eventi culturali, conviene la posta: tre fotografie e due righe diventano una scheda in inglese e una voce nell’Agenda del Radar, senza che tu debba scrivere niente di più.

Se lavori nel settore e hai materiale documentato — un archivio, un intervento di restauro, una ricerca — la posta è la strada giusta anche per te, perché è quella in cui il materiale viene lavorato e non solo ripubblicato.

Un limite lo diciamo subito: non pubblichiamo tutto quello che arriva. Le fotografie si scelgono, i testi si verificano, e il materiale che non regge un controllo sulle fonti resta fuori. È lo stesso criterio con cui trattiamo i nostri dati, e vale anche per il materiale che ci arriva in dono.

L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.

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