Alloggi per i lavoratori del turismo: 32 domande sospese per 28,1 milioni, nessuna rientrata in tre mesi
Staff House Titolo II del Ministero del turismo: 102 domande per 82,1 milioni di contributi richiesti contro una dotazione di 54 milioni per il triennio 2025-2027. Settanta domande hanno trovato copertura per 53.994.068,43 euro — avanzano 5.931 euro su un…

Lo sportello ha raccolto 102 domande, che chiedevano in tutto 82.106.801,55 euro: una volta e mezza il fondo disponibile, che era di 54.000.000 per tre anni. Settanta domande hanno trovato copertura, per 53.994.068,43 euro. La sottrazione la facciamo noi, perché nei decreti non c’è: di quel fondo triennale restano 5.931 euro e 57 centesimi.
Le altre trentadue domande, che chiedevano 28.112.733,12 euro, sono state sospese per esaurimento delle risorse. Sono arrivate tutte il 5 maggio 2026, l’ultimo giorno utile. Tre mesi e otto decreti dopo, nessuna di loro è rientrata.
La misura si chiama Staff House, Titolo II: contributi in conto capitale per creare o ristrutturare alloggi destinati ai lavoratori del settore turistico-ricettivo. Non è una misura per il patrimonio culturale, e la raccontiamo per un’altra ragione: il meccanismo con cui ha distribuito il denaro — sportello aperto, ordine cronologico di arrivo, fondo triennale impegnato in una sola tornata — è lo stesso di molti contributi ai beni culturali, e qui è documentato atto per atto, con i nomi e le date pubblicati. Si può seguire dall’inizio alla fine. Raramente capita.
Abbiamo scaricato i diciassette documenti pubblicati nella sezione «Normativa» della scheda Invitalia — dodici provvedimenti e cinque allegati — e li abbiamo letti incrociando gli elenchi riga per riga. I conteggi che seguono sono nostri.
Un fondo per tre anni, esaurito in trentaquattro giorni
L’articolo 3 del decreto direttoriale del 30 gennaio 2026 fissa la cifra: «le risorse finanziarie disponibili per l’attuazione dell’intervento agevolativo disciplinato dal presente provvedimento ammontano a euro 54.000.000, di cui euro 22.000.000 per l’anno 2025 ed euro 16.000.000 annui per ciascuno degli anni 2026 e 2027». Tre annualità, una dotazione sola.
Lo sportello si è aperto con il decreto del 23 marzo 2026. Le domande sono arrivate fra il 2 aprile e il 5 maggio: trentaquattro giorni di calendario, e lo sportello era aperto solo nei giorni lavorativi. Il fabbisogno complessivo dichiarato dalle 102 istanze è stato di 82.106.801,55 euro, una volta e mezza il disponibile.
Il decreto direttoriale del 31 luglio 2026 ha diviso le domande in quattro elenchi e ha spiegato come: «n. 70 istanze, per un fabbisogno agevolativo pari ad euro 53.994.068,43, trovano integrale copertura finanziaria»; «n. 32 istanze, per un fabbisogno agevolativo pari ad euro 28.112.733,12, non trovano copertura finanziaria». Il criterio che ha deciso chi stava da quale parte è scritto all’articolo 1, comma 7 del decreto: «sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle istanze».
Non il merito, quindi, e nemmeno la qualità del progetto: l’ora in cui la domanda è entrata nel sistema. Le 32 escluse non sono state valutate. Sono state sospese prima.
Il giorno in cui è finito il denaro
Gli allegati pubblicano la data di presentazione di ogni domanda, e messe in fila raccontano una cosa precisa. Nei primi trentatré giorni sono arrivate 67 domande. Il 5 maggio, ultimo giorno, ne sono arrivate 35: più di un terzo del totale in una giornata sola.
Di quelle 35, una è entrata fra le assegnatarie provvisorie, due sono finite fra le non ammesse, e trentadue sono state sospese per assenza di fondi. La linea di galleggiamento è caduta dentro il 5 maggio. Gli allegati pubblicano il giorno ma non l’ora: dagli atti, dove esattamente sia caduta quella linea non si vede.
Vale la pena ricordare di che dimensione sono questi progetti. Il decreto del 30 gennaio ammette solo interventi con spese ammissibili fra 500.000 e 5.000.000 di euro al netto dell’IVA, con almeno dieci posti letto da assegnare ai lavoratori. Chi ha presentato domanda il 5 maggio aveva dietro una progettazione da mezzo milione di euro in su, e l’ha vista sospendere per una questione di orario.
Tre mesi, otto decreti, e le trentadue ferme
Dal 10 agosto al 29 ottobre il Ministero del turismo ha pubblicato cinque elenchi di assegnazione definitiva, due decreti cumulativi di rigetto e una rettifica. Abbiamo incrociato ogni elenco con i quattro allegati di luglio. Questo è il risultato:
- 45 assegnazioni definitive, per 26.964.430,19 euro complessivi: 31 vengono dall’elenco delle assegnatarie provvisorie, 13 da quello degli approfondimenti istruttori, una dall’elenco delle non ammesse;
- 22 rigetti: venti con il decreto del 18 settembre — che parla di «n. 20 soggetti proponenti» — e due con quello del 21 ottobre;
- 3 domande delle settanta coperte risultano ancora senza esito;
- nessuna delle 32 sospese compare in alcuno degli atti pubblicati dopo il 31 luglio.
Lo zero dell’ultima riga è il dato di questo articolo. Non perché qualcuno abbia sbagliato: perché il decreto di luglio aveva indicato esattamente due strade per rientrare, e una delle due si è aperta.
L’articolo 1, comma 7 del decreto del 31 luglio la scrive così: le istanze sospese «potranno essere ammesse alle agevolazioni, fermo restando il positivo esito delle attività di valutazione previste dalla normativa applicabile alla misura, solo qualora si rendano disponibili eventuali economie rinvenienti dalle istruttorie in corso o dal rifinanziamento della misura». Economie dalle istruttorie, oppure soldi nuovi.
È anche la ragione per cui quelle 32 domande risultano sospese e non respinte: non sono state giudicate e bocciate, sono rimaste fuori per capienza. Il decreto del 30 gennaio, allo stesso articolo 3, tiene la porta socchiusa — «Il Ministero si riserva la facoltà di utilizzare ulteriori stanziamenti, qualora disponibili» — ed è questa la differenza fra l’elenco delle non ammesse, dove il procedimento si è concluso, e quello delle sospese, dove non è mai cominciato.
Ventidue domande sono state rigettate, e tutte e ventidue stavano dentro le settanta coperte: è da lì che dovrebbero venire le economie di cui parla il decreto. Eppure al 29 ottobre nessuno dei trentadue fascicoli sospesi è stato riaperto da un atto pubblicato. Quanto si sia liberato davvero, e se basti, è la domanda che gli atti non permettono di chiudere — e il motivo è il prossimo paragrafo.
Quello che gli atti pubblicati non dicono
I quattro allegati del 31 luglio hanno sei colonne: numero, identificativo della domanda, data di presentazione, denominazione, partita IVA o codice fiscale — fra i richiedenti ci sono anche ditte individuali — ed esito. Non c’è l’importo richiesto. Si sa quanto chiedevano le 32 sospese tutte insieme — 28.112.733,12 euro — ma non quanto chiedeva ciascuna, e non quanto chiedevano le 22 poi rigettate.
Questo rende impossibile, dall’esterno, fare il conto che conta: quante delle 32 sospese entrerebbero con le economie dei rigetti. Il 31 luglio risultavano coperti 53.994.068,43 euro per settanta domande; al 29 ottobre risultano concessi in via definitiva 26.964.430,19 euro a quarantacinque. La differenza, poco più di ventisette milioni, copre tre istruttorie ancora aperte, ventidue domande rigettate e lo scarto fisiologico fra quanto un’impresa chiede e quanto le viene concesso dopo le verifiche. Quale parte di quei ventisette milioni sia tornata libera, negli atti non c’è scritto. Pubblicare l’importo richiesto accanto a ogni domanda, come già si pubblicano nome e partita IVA, lo renderebbe verificabile da chiunque.
C’è anche un passaggio che la catena degli atti non copre. Una domanda che il 31 luglio era nell’elenco delle non ammesse — dopo la conclusione con esito negativo del procedimento previsto dall’articolo 10-bis della legge 241/1990 — ricompare il 29 ottobre nel quinto elenco delle assegnatarie definitive, con 550.000 euro di investimento e 407.500 euro di contributo, in un decreto le cui premesse dicono di riguardare gli elenchi delle assegnatarie provvisorie e degli approfondimenti istruttori. La spiegazione più probabile è un riesame in autotutela, che è prassi ordinaria e non segnala niente di irregolare. Non pubblichiamo il nome dell’impresa, che non ha fatto nulla di male. Il punto è un altro: fra il «non ammessa» di luglio e il «assegnataria in via definitiva» di ottobre, nei provvedimenti pubblicati non c’è l’atto che spiega il passaggio. Un lettore che volesse ricostruire la vicenda si fermerebbe lì.
Non è l’unico punto in cui la catena non combacia, ed è giusto dirlo perché il primo caso non sembri isolato. Il decreto di rigetto del 21 ottobre respinge due domande che stavano fra gli approfondimenti istruttori, dichiarando però di dare attuazione al comma del decreto di luglio dedicato alle non ammesse. Qui la spiegazione è a portata di mano — il comma successivo prevede espressamente che un approfondimento con esito negativo finisca nel procedimento dell’articolo 10-bis — e infatti non ne facciamo una notizia. Le mettiamo in fila per dire che sono due, non una.
Che cosa te ne fai
Se hai una domanda fra le 32 sospese, le due porte sono quelle scritte all’articolo 1, comma 7 del decreto del 31 luglio, e non altre. La prima sono le economie delle istruttorie: i rigetti del 18 settembre e del 21 ottobre le hanno generate, e val la pena chiedere formalmente al Ministero e a Invitalia a che punto sia la loro ricognizione. La seconda è il rifinanziamento, e qui conviene essere espliciti: l’annualità 2027 non è una riserva disponibile, perché i 54 milioni dell’articolo 3 comprendono già il 2027 e risultano coperti dal 31 luglio. Rifinanziare vuol dire denaro nuovo, deciso altrove — nella legge di bilancio o in un provvedimento dedicato.
Se stai preparando una domanda su un bando a sportello con graduatoria cronologica — e nei beni culturali se ne incontrano spesso — questa vicenda misura quanto pesa il giorno dell’invio. Qui una progettazione da mezzo milione di euro minimo è stata sospesa senza essere valutata perché è entrata in coda il 5 maggio. Non c’è una tecnica per aggirarlo: c’è solo l’ordine di grandezza, ed è questo. Presentare il primo giorno utile e non l’ultimo non è prudenza eccessiva, è la differenza fra essere valutati e non esserlo.
Se scrivi o gestisci una misura, i due punti da guardare sono il rapporto fra fabbisogno e dotazione e la trasparenza degli importi. Un fondo triennale che si impegna in trentaquattro giorni con una domanda pari a una volta e mezza il disponibile segnala che la dotazione è tarata male rispetto alla platea, non che siano arrivate troppe domande. E pubblicare l’importo richiesto per ogni istanza costa una colonna in più in un file che già esiste.
Il dato citabile
Sulla misura Staff House – Titolo II del Ministero del turismo, lo sportello chiuso il 5 maggio 2026 ha raccolto 102 domande per 82.106.801,55 euro di contributi richiesti, contro una dotazione di 54.000.000 di euro per il triennio 2025-2027. Settanta domande hanno trovato copertura per 53.994.068,43 euro; trentadue, per 28.112.733,12 euro, sono state sospese per esaurimento delle risorse secondo l’ordine cronologico di presentazione, e tutte e trentadue erano state presentate il 5 maggio, ultimo giorno di apertura. Al 29 ottobre 2026 risultavano 45 assegnazioni definitive per 26.964.430,19 euro e 22 rigetti; nessuna delle 32 domande sospese era stata ammessa.
Fonte: Ministero del turismo, decreti direttoriali 30 gennaio, 23 marzo, 31 luglio, 10 agosto, 18 settembre, 6, 9, 13, 16 e 21 ottobre e 29 ottobre 2026 — elaborazione dell’Osservatorio BbCc.
Fonti e metodo
- Base normativa: articolo 14 del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2025, n. 118 e integrato dall’articolo 12 della legge 2 dicembre 2025, n. 182. Il comma 1, richiamato nelle premesse del decreto del 30 gennaio 2026, autorizza «la spesa di euro 44.000.000 per l’anno 2025 e di euro 38.000.000 annui per ciascuno degli anni 2026 e 2027», di cui 22.000.000 per il 2025 e 16.000.000 annui per il 2026 e il 2027 destinati agli alloggi, e ulteriori 22.000.000 annui per il triennio destinati ai contributi per la locazione, che sono una linea distinta e non entrano in questo articolo. Attuazione con decreto del Ministro del turismo del 18 settembre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre 2025, n. 231.
- Decreto direttoriale del 30 gennaio 2026 (prot. n. 11768/26), Titolo II contributo in conto capitale: articolo 3, risorse disponibili pari a 54.000.000 di euro per il triennio; articolo 5 e seguenti per i requisiti citati (spese ammissibili fra 500.000 e 5.000.000 di euro al netto dell’IVA, almeno dieci posti letto).
- Decreto direttoriale del 23 marzo 2026 (prot. n. 41452/26), apertura dello sportello.
- Decreto direttoriale del 31 luglio 2026 e i suoi quattro allegati: 102 istanze per 82.106.801,55 euro, di cui 70 coperte per 53.994.068,43 e 32 non coperte per 28.112.733,12. Allegato A, domande assegnatarie in via provvisoria: 32. Allegato B, domande non ammesse a seguito dell’articolo 10-bis della legge 241/1990: 21. Allegato C, domande in approfondimento istruttorio: 17. Allegato D, domande sospese per assenza fondi: 32. I quattro elenchi contengono numero progressivo, identificativo della domanda, data di presentazione, denominazione, partita IVA o codice fiscale ed esito; non contengono importi, in nessun formato.
- Decreti di assegnazione definitiva: 10 agosto 2026 (primo elenco, 4.134.554,31 euro), 6 ottobre (secondo, 10.097.457,93), 9 ottobre rep. n. 239 (terzo, 4.071.093,49 dopo la rettifica), 16 ottobre (quarto, 4.684.491,50), 29 ottobre (quinto, 3.976.832,96). Il decreto del 13 ottobre 2026 rettifica quello del 9 ottobre portando il totale da 4.091.093,49 a 4.071.093,49 euro. Decreti cumulativi di rigetto: 18 settembre 2026, con allegato l’elenco di «n. 20 soggetti proponenti», e 21 ottobre 2026.
Metodo. I diciassette documenti — dodici provvedimenti e cinque allegati — sono stati scaricati fra il 29 ottobre e il 2 novembre 2026 dalla sezione «Normativa» della scheda Staff House sul sito di Invitalia, soggetto gestore della misura, e conservati con la loro impronta digitale. Gli identificativi delle domande sono stati estratti da ogni elenco e incrociati: i quattro allegati del 31 luglio contengono 102 identificativi distinti, 32 più 21 più 17 più 32, senza alcuna domanda presente in due elenchi. I cinque elenchi di assegnazione definitiva contengono 45 identificativi distinti, dei quali 31 provengono dall’Allegato A, 13 dall’Allegato C e uno dall’Allegato B; i due decreti di rigetto ne contengono 22, venti dall’Allegato B e due dall’Allegato C. Nessuno dei 32 identificativi dell’Allegato D compare in alcuno degli otto decreti successivi, rettifica compresa. La distribuzione per giorno di presentazione è ricavata dalla colonna «Data presentazione» dei quattro allegati. I totali per elenco sono quelli dichiarati nei rispettivi decreti; la somma dei cinque, 26.964.430,19 euro, è nostra, come è nostra la sottrazione che dà il residuo di 5.931,57 euro: quella cifra nei diciassette documenti non compare.
Che cosa queste fonti non dicono. Non dicono l’importo richiesto da ciascuna domanda, quindi non permettono di calcolare quante delle 32 sospese rientrerebbero con le economie dei rigetti. Non dicono l’ora di presentazione, quindi non permettono di individuare la domanda che ha esaurito il fondo. Non dicono le motivazioni delle singole esclusioni: i decreti di rigetto rinviano a una comunicazione individuale all’impresa. E non dicono nulla sullo stato della ricognizione delle economie, che è l’informazione da cui dipende il destino dei 28,1 milioni sospesi. Il sito del Ministero del turismo non è consultabile da strumenti automatici: il percorso praticabile per questi atti è la scheda Invitalia della misura, sezione «Normativa».
Vuoi ricevere un dato verificato come questo ogni settimana? Iscriviti gratis a Patrimonio Culturale
L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.