Capitale europea della cultura: l’Italia ha il 2033, e poi tornerebbe in gara nel 2044
Nel calendario 2034-2047 proposto dalla Commissione l'Italia compare solo nel 2044. La finestra vera è il 2033: secondo il Comune di Torino il bando del Ministero è previsto per fine 2026. Tempi, soldi e che cosa cambierebbe con le regole…

Il 10 settembre la Commissione europea ha proposto le regole per le Capitali europee della cultura dal 2034 al 2047. In fondo al testo c’è il calendario: quattordici anni, quasi sempre due Paesi per anno. L’Italia compare una volta sola, nel 2044, insieme a Cipro.
Prima di allora c’è un altro anno, che con le regole nuove non c’entra: il 2033. È l’ultimo del ciclo in corso, e tocca all’Italia insieme ai Paesi Bassi. Per una città italiana che pensa al titolo, la finestra è questa: il Comune di Torino, che ha già avviato il suo percorso, scrive che il bando del Ministero della cultura è previsto per fine 2026. Dopo, se il calendario proposto resterà questo, la prossima occasione arriverebbe undici anni più tardi.
Come si arriva al titolo del 2033
Il titolo del 2033 segue ancora la decisione europea del 2014, modificata nel 2017. Il calendario lo assegna a una città dei Paesi Bassi, a una città italiana e, in più, a una città di un Paese dello Spazio economico europeo che non fa parte dell’Unione, o di un Paese candidato o potenziale candidato all’adesione.
Il concorso lo organizza lo Stato: in Italia il Ministero della cultura pubblica l’invito a presentare candidature, e le regole chiedono che lo faccia almeno sei anni prima dell’anno del titolo. La giuria che valuta, invece, è in gran parte europea: la nominano le istituzioni dell’Unione, e lo Stato può aggiungere fino a due esperti suoi. Si candidano le città, non le regioni e non gli operatori: chi lavora in un museo, in un’agenzia o in un’associazione partecipa al dossier della propria città, non ne presenta uno suo.
Il cronoprogramma pubblicato da Torino dà un’idea dei tempi reali: bando a fine 2026, dossier di preselezione pronto per l’autunno 2027, selezione nel corso del 2028 e proclamazione entro la fine di quell’anno. Torino ha già un tavolo strategico con Comune, Città metropolitana, Regione, Camera di commercio, le due università e due fondazioni bancarie, e un direttore della candidatura. Altre città hanno annunciato di volerci provare; l’elenco ufficiale arriverà solo con le candidature, dopo il bando.
Che cosa vale, in soldi
Il premio europeo intitolato a Melina Mercouri vale oggi 1,5 milioni di euro per città, pagati dal programma Europa creativa. È il premio che l’Unione riconosce per il titolo, non il bilancio dell’anno da capitale, che la città costruisce con altri fondi.
Per confronto, il titolo di Capitale italiana della cultura — che è un’altra cosa, con un altro bando — vale un milione di euro e si assegna ogni anno: una giuria di sette esperti lo propone dopo un’audizione pubblica di dieci città finaliste, e lo conferisce il Consiglio dei ministri. L’Aquila ha il 2026, Pordenone il 2027, Ancona il 2028; per il 2029 sono in gara sedici fra città e unioni di comuni, che hanno consegnato il dossier entro il 23 settembre. Chi confonde i due titoli confonde una gara annuale con una che, per l’Italia, dopo Matera 2019 torna nel 2033 e poi, se la proposta passa così, nel 2044.
Che cosa cambierebbe dal 2034
La proposta del 10 settembre è solo una proposta: deve passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio, e la Commissione indica il 2027 come anno in cui dovrebbe essere approvata. Per il 2033 italiano non cambia nulla. Ma dice dove sta andando il titolo, e quindi su che cosa verranno giudicati anche i dossier di oggi.
I criteri scendono a quattro gruppi: strategia di lungo periodo ed eredità; contenuto culturale e artistico; coinvolgimento dei cittadini e comunicazione; gestione e capacità di realizzare il programma. La dimensione europea non è più un criterio a parte: deve stare dentro tutti e quattro.
Il premio si paga in due volte. Due terzi entro la fine di marzo dell’anno del titolo; il resto entro ventiquattro mesi dal primo pagamento, e solo se la città ha piani solidi per quello che resta dopo, con un bilancio dedicato, un programma artistico che continua e una comunicazione che presenti il titolo come azione europea. L’importo, invece, il testo della decisione non lo fissa: dipenderà dai fondi disponibili nel bilancio europeo di quegli anni, e la scheda finanziaria allegata ne dà solo una stima indicativa.
Si possono candidare anche gruppi di città, pure a cavallo di un confine. E il terzo posto riservato a un Paese non membro diventa più largo: oltre all’area economica europea e ai candidati, entrano i Paesi associati alla parte culturale del programma europeo che finanzia la cultura.
Che cosa te ne fai
Se lavori in un museo, in un’associazione o in un’impresa culturale di una città che pensa al 2033, la data da segnare non è la proclamazione ma il dossier di preselezione: nel cronoprogramma di Torino è l’autunno 2027. È lì che le città raccolgono progetti e partner. Chiedere adesso al proprio comune se intende candidarsi, e con chi, costa una lettera.
Se lavori in un’amministrazione, il punto debole dei titoli passati è scritto nella proposta stessa: la Commissione osserva che alcune città non hanno avuto l’effetto di lungo periodo che si aspettavano, pur essendo valutate anche su quello. Le regole nuove legano una parte del premio all’eredità. Un dossier per il 2033 che parte già da lì sarà più solido, anche se le regole del 2033 non lo chiedono in questa forma.
Se segui i bandi: il titolo europeo e quello italiano si preparano con dossier simili ma hanno calendari diversi. Per una città che non è pronta per il 2033, il titolo italiano resta una gara annuale.
Il dato citabile
Dopo il 2033 la Capitale europea della cultura tornerebbe in Italia nel 2044: è l’unico anno italiano nel calendario 2034-2047 proposto dalla Commissione europea il 10 settembre 2026.
Fonte: proposta COM(2026) 455, allegato.
Fonti e metodo
- Commissione europea, proposta di decisione COM(2026) 455 final per le Capitali europee della cultura 2034-2047, trasmessa al Consiglio il 10 settembre 2026 (articoli 3, 5, 15 e 19, relazione), e il suo allegato con il calendario.
- Decisione (UE) 2017/1545 che modifica la decisione n. 445/2014/UE, con il calendario 2020-2033, nella copia pubblicata dal Ministero della cultura.
- Commissione europea, pagina sulle Capitali europee della cultura: procedura e premio Melina Mercouri; elenco delle capitali.
- Città di Torino, comunicato del 16 giugno 2026 sul percorso di candidatura e sui tempi del bando.
- Ministero della cultura, Capitali della cultura: titolo italiano, premio, giuria, città designate.
Che cosa queste fonti non dicono: la data esatta del bando 2033, che il Ministero non ha ancora pubblicato e che conosciamo solo dal cronoprogramma di una città candidata; e l’importo del premio dopo il 2033, che la proposta lascia aperto.
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