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Il 42,3% delle notti turistiche sta in 50 comuni: per tutti gli altri la media nazionale dice poco

Nel 2024 il turismo in Italia ha toccato 466,2 milioni di notti, ma quasi metà si concentra in 50 comuni e quelli a sola vocazione culturale ne hanno il 7,6%. Come leggere i dati del proprio territorio, e perché il…

Di Team BbCc 10 Ottobre 2026 Lettura 7 min Osservatorio Turismo culturale e territori Analisi aperta
Grafico a barre delle notti turistiche in Italia nel 2024 per tipo di comune, in milioni: grandi città 100,5; mare e cultura 89,9; solo mare 87,1; comuni senza vocazione turistica prevalente 40,6; montagna e cultura 38,6; comuni a sola vocazione culturale 35,6, evidenziati in rosso
Grafico dell’Osservatorio: notti turistiche in Italia nel 2024 per tipo di comune, in milioni. Grandi città 100,5, mare e cultura 89,9, solo mare 87,1, senza vocazione prevalente 40,6, montagna e cultura 38,6, sola vocazione culturale 35,6 (il 7,6% del totale). Dati Istat, rapporto Turismo 2024.Osservatorio BbCc

Nel 2024 i turisti hanno passato in Italia 466,2 milioni di notti tra alberghi, campeggi, agriturismi e case per vacanze. Era il numero più alto mai registrato fino ad allora. Ma 197,4 milioni di quelle notti, il 42,3%, sono finite in cinquanta comuni.

Roma da sola ne conta 42,7 milioni: quasi una notte turistica su dieci in tutto il Paese. Dietro vengono Milano con 14,1 milioni, Venezia con 13,3 e Firenze con 9,2. Fra i primi dieci ci sono anche quattro località balneari della costa veneziana: Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento, Jesolo e Caorle. Napoli è dodicesima con 3,9 milioni, ed è la prima destinazione del Mezzogiorno.

Tutti gli altri comuni italiani, messi insieme, si dividono il restante 57,7%. Per loro il dato nazionale serve a poco: è un numero fatto per più di due quinti da cinquanta posti, e quando sale o scende racconta soprattutto quello che succede lì.

Il 2024 è l’ultimo anno per cui l’Istat ha pubblicato questa analisi. Il 2025 è già andato oltre: secondo l’Istat le presenze sono cresciute del 2,3%. Su IstatData e su Eurostat il totale del 2025 compare come 535,5 milioni, ma quel numero comprende anche le case affittate per brevi periodi da privati che non lo fanno come impresa, che nel conto del 2024 non c’erano: i due totali non si mettono a confronto.

Dove dorme chi viaggia, per tipo di comune

L’Istat classifica i comuni anche secondo la vocazione turistica prevalente: il mare, la montagna, il lago, le terme, le grandi città, la cultura. È la tabella che chi lavora nel patrimonio dovrebbe tenere a portata di mano, perché contiene un dato scomodo.

I comuni che hanno solo la vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica — senza il mare o la montagna accanto — nel 2024 hanno ospitato 35,6 milioni di notti, il 7,6% del totale. Le grandi città ne hanno avute quasi tre volte tanto, i comuni di mare cinque volte tanto.

Tipo di comune (classificazione Istat) Notti nel 2024 Quota Di cui stranieri
Grandi città 100,5 milioni 21,6% 72,4%
Mare, con vocazione culturale 89,9 milioni 19,3% 41,2%
Solo mare 87,1 milioni 18,7% 46,0%
Non turistici o senza vocazione turistica 40,6 milioni 8,7% 48,1%
Montagna, con vocazione culturale 38,6 milioni 8,3% 49,7%
Solo vocazione culturale 35,6 milioni 7,6% 50,3%
Più vocazioni insieme 32,6 milioni 7,0% 67,3%
Lago 18,7 milioni 4,0% 82,2%
Solo montagna 17,8 milioni 3,8% 47,7%
Terme 4,7 milioni 1,0% 35,4%

Fonte: Istat, rapporto Turismo 2024, prospetto 5. Le notti sono le «presenze» negli esercizi ricettivi. Le tavole della stessa classificazione su IstatData danno valori leggermente diversi: qui si usano quelli del rapporto.

L’ultima colonna dice una seconda cosa. Nelle grandi città quasi tre notti su quattro sono di stranieri; nei comuni a sola vocazione culturale italiani e stranieri si equivalgono. Chi lavora in un borgo d’arte o in una cittadina storica vive per metà di un pubblico italiano, e le tendenze del turismo internazionale — che sono quelle che fanno i titoli — lo riguardano solo per l’altra metà.

Il trimestre che sembra dire tutto

Il 14 settembre l’Istat ha pubblicato i dati di aprile, maggio e giugno 2026: quasi 148 milioni di notti, il 3,9% in più dello stesso trimestre del 2025. L’Istat parla di un aumento «in misura significativa». Letto così, dice che va tutto bene. Dentro però ci sono tre cose che la cifra unica non mostra.

Le notti crescono, le persone no. Gli arrivi, cioè i clienti che hanno fatto il check-in, sono calati dello 0,8%. Sono arrivate meno persone e si sono fermate di più: 3,15 notti in media. Per un museo, che vende un ingresso a persona e non a notte, il numero che conta somiglia più agli arrivi che alle presenze.

Il trimestre è cresciuto in primavera, non a giugno. Aprile ha fatto +4,0% di notti, maggio +8,8%. Giugno, il mese più turistico del trimestre con il 44,1% delle presenze, si è fermato a +0,6%, e gli arrivi di giugno sono scesi del 4,9%. La media trimestrale mette insieme due mesi buoni e uno quasi fermo.

La crescita è soprattutto fuori dagli alberghi. Gli esercizi extra-alberghieri — dove nei dati trimestrali l’Istat conta anche le case e gli appartamenti affittati per brevi periodi — hanno avuto il 5,6% di notti in più, gli alberghi il 2,4%. Chi lavora con i gruppi che dormono in hotel e chi lavora con le famiglie che affittano una casa ha visto due trimestri diversi.

Va aggiunta un’avvertenza: sono dati provvisori. L’Istat stima le risposte mancanti o tardive, e i numeri definitivi arrivano a Eurostat entro il 30 giugno dell’anno dopo. Il comunicato con luglio, agosto e settembre uscirà il 23 novembre 2026.

Che cosa te ne fai

Se gestisci un museo, una dimora o un sito fuori dalle grandi città, il dato da guardare è quello del tuo comune. La rilevazione Istat sul movimento dei clienti è mensile e copre ogni comune; su IstatData, nella sezione «Servizi», argomento «Turismo», sono disponibili anche i dati comunali. Per i comuni più piccoli, però, il dato può non essere pubblicato, anche per proteggere il segreto statistico delle poche strutture presenti: in quel caso si chiede all’ufficio statistico della Regione. Il confronto giusto è con lo stesso periodo dell’anno prima, mai con il trimestre precedente: fra gennaio-marzo e aprile-giugno 2026 le notti in Italia sono passate da 71,6 a 147,9 milioni, più del doppio, per la sola stagione.

Se organizzi visite, guide o itinerari e stai fissando l’autunno, il trimestre aprile-giugno non è la base giusta: è primavera e inizio d’estate. Per settembre, ottobre e novembre il riferimento sono gli stessi mesi degli anni passati: il dato nazionale mensile arriva prima su Eurostat, ma quello del tuo territorio per l’autunno 2026 non ci sarà prima dell’inverno.

Se lavori in un’amministrazione, i dati del tuo territorio non li raccoglie direttamente l’Istat: li raccolgono gli uffici di statistica delle Regioni e delle Province autonome, che ne sono responsabili. Sono il primo posto dove chiedere il dato del proprio comune, mese per mese. E prima di citare il record nazionale in un comunicato, conviene ricordare che il 42,3% di quel record sta in cinquanta comuni.

Il dato citabile

Nel 2024 il 42,3% delle notti trascorse dai turisti in Italia, 197,4 milioni su 466,2, si è concentrato in 50 comuni. I comuni a sola vocazione culturale ne hanno ospitato il 7,6%.

Dati: Istat, Turismo 2024.

Fonti e metodo

Che cosa questi numeri non dicono. Contano chi dorme in una struttura ricettiva: chi visita un borgo in giornata e la sera riparte non compare. Dicono quante notti, non quanto si spende. E la classificazione per vocazione è dell’Istat, fatta su criteri geografici e su soglie minime di presenze: un comune con un grande museo e una spiaggia sta fra quelli «di mare e con vocazione culturale», non fra quelli a sola vocazione culturale. Il totale del 2024 non comprende le case affittate per brevi periodi da privati non imprenditori, che dal 2025 sono nel conto.

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