Osservatorio BbCc Centro di ricerca · analisi · divulgazione
OBS · ATTIVA
NOTIZIE / Osservatorio / CH/02

Su 59.789 enti culturali non profit, 54.916 non hanno nemmeno un dipendente

Il Registro ISTAT delle istituzioni non profit, anno 2024, diffuso il 9 ottobre e letto tavola per tavola. La cultura è il terzo settore d'Italia per numero di enti e vale il 2,5% delle posizioni dipendenti: nove enti culturali su…

Di Team BbCc 3 Novembre 2026 Lettura 9 min Osservatorio Economia, impatto e sostenibilità Analisi aperta
Barra divisa in due: su 59.789 enti culturali non profit italiani, il 91,8 per cento non ha nessun dipendente e l'8,2 per cento ne ha almeno uno
Tavola 14 del Registro statistico delle istituzioni non profit dell'ISTAT, anno 2024: su 59.789 enti con attività prevalente culturale o artistica, 54.916 non hanno alcun dipendente e soltanto 444 ne hanno dieci o più.Osservatorio BbCc

In Italia ci sono 59.789 enti non profit che fanno cultura come attività principale. Di questi, 54.916 non hanno nemmeno un dipendente. Quattrocentoquarantaquattro ne hanno dieci o più.

I numeri vengono dal Registro statistico delle istituzioni non profit dell’ISTAT, riferito al 2024 e diffuso il 9 ottobre 2026. Abbiamo scaricato le tavole e le abbiamo lette riga per riga, perché il dato che conta non sta nel titolo ma nelle tavole 2, 13 e 14.

Terzo per numero di enti, undicesimo su quattordici per dipendenti a testa

Le istituzioni non profit attive in Italia nel 2024 sono 372.384. Le attività culturali e artistiche sono la terza voce per numero di enti — 59.789, il 16,1% del totale — dietro soltanto alle attività sportive (110.950) e a quelle ricreative e di socializzazione (66.187).

Sul lavoro retribuito il quadro cambia, ma non dove ci si aspetta. Per numero di dipendenti la cultura sta a metà classifica, settima su quattordici: 23.566 posizioni lavorative, il 2,5% di tutte quelle del non profit italiano. È quando si divide per il numero di enti che il settore scivola in fondo, undicesimo su quattordici.

Messa in rapporto, la distanza è questa: un ente culturale ha in media 0,39 dipendenti, uno di assistenza sociale ne ha 13,2, uno di sviluppo economico e coesione sociale 16,1 a testa. Non è una differenza di dimensione: è una differenza di natura.

Il numero che spiega tutto: 54.916

La tavola 14 distribuisce gli enti per classe di dipendenti, ed è lì che il settore culturale mostra la sua forma. Su 59.789 enti:

  • 54.916 non hanno nessun dipendente — il 91,8%;
  • 2.912 ne hanno uno o due;
  • 1.517 ne hanno da tre a nove;
  • 444 ne hanno dieci o più — lo 0,7%.

Quei 444 enti sono, in pratica, l’intero comparto culturale non profit capace di avere una struttura stabile. Per capire quanto sono pochi conviene guardare un settore più piccolo: l’istruzione e la ricerca hanno 13.956 enti, meno di un quarto di quelli culturali, e di questi 3.325 hanno dieci dipendenti o più — sette volte e mezzo i nostri. Lo sviluppo economico ne ha 6.441 in tutto, e 1.685 con dieci dipendenti o più. Tutto il resto del mondo culturale — fondazioni piccole, associazioni di promozione sociale, cori, bande, compagnie teatrali, archivi, gruppi di tutela — funziona senza personale alle dipendenze.

La tavola 13 aggiunge il dettaglio che il discorso pubblico di solito salta, perché distingue fra chi non ha dipendenti e chi non paga proprio nessuno. Fra gli enti culturali, 12.659 si reggono solo su collaboratori esterni, 3.422 hanno sia dipendenti sia esterni, 1.451 solo dipendenti. E 42.257 enti — sette su dieci — non impiegano nessuna risorsa umana retribuita: né un dipendente, né un collaboratore esterno. Zero euro di lavoro retribuito.

Perché non è una curiosità statistica

Questa forma spiega tre cose che si incontrano ogni volta che si lavora nel settore.

Spiega perché i bandi vanno deserti o arrivano con progetti fragili. Scrivere una candidatura europea, tenere una rendicontazione, gestire un cronoprogramma triennale è lavoro a tempo pieno per settimane. Un ente senza dipendenti lo fa con il tempo libero di qualcuno, oppure non lo fa. Quando un bando chiede capacità amministrativa, sta chiedendo una cosa che il 92% degli enti culturali non ha per definizione.

Spiega perché i cofinanziamenti sono il vero filtro. Un contributo che copre il 70% di un progetto presuppone che il restante 30% esista già da qualche parte. Per i 444 enti strutturati è una voce di bilancio; per gli altri è la ragione per cui non si partecipa.

E spiega perché i confronti fra «il non profit culturale» e «il non profit sociale» non reggono mai. Non sono due versioni della stessa cosa a dimensioni diverse: una è un sistema di organizzazioni con personale, contratti e continuità; l’altra è in larghissima parte un fenomeno volontario, con una minoranza di enti professionali dentro.

Attenzione a confrontare questi numeri con quelli dell’anno prima

Il Registro 2024 ha cambiato due cose, e sono cambiamenti che rendono il confronto con il 2023 scorretto se fatto alla leggera.

La prima riguarda i dipendenti. Nella nota metodologica l’ISTAT scrive che «nel 2024, l’occupazione nelle istituzioni non profit è misurata in termini di numero di posizioni lavorative dipendenti in media annua», presa dal Registro tematico del lavoro, in coerenza con gli altri registri statistici delle unità economiche. L’anno prima la stessa voce era il numero di dipendenti a una data precisa. Sono due misure diverse della stessa cosa: metterle in fila e leggerne la differenza come un aumento o un calo non significa niente.

La seconda riguarda il conteggio degli enti, e l’ISTAT la dichiara sulla pagina stessa del rilascio: «rispetto alle precedenti diffusioni dei dati, il numero delle istituzioni non profit si riferisce alle unità risultate attive nel corso dell’anno, incluse quelle che, nel medesimo periodo, hanno registrato un evento di cessazione dell’attività». Si contano cioè anche gli enti che durante l’anno hanno chiuso. Una parte della differenza rispetto al 2023 nasce da qui, non da quante associazioni culturali sono nate davvero.

Per questo in tutto il pezzo non troverete una percentuale di crescita. E conviene tenerne conto anche leggendo gli altri, perché nelle prossime settimane di percentuali ne circoleranno. Ecco la prova in due righe: messe in fila così come sono pubblicate, le tavole dei due anni danno +1,1% di istituzioni e −1,2% di dipendenti. Nessuno dei due è un movimento reale: il primo è in buona parte l’effetto delle unità cessate che ora si contano, il secondo è il passaggio dal conteggio a una data alla media annua. Se incontrate numeri diversi da questi — e ne troverete — significa che qualcuno ha ricostruito il 2023 con le regole del 2024: un lavoro legittimo, ma che nei file scaricabili non c’è, e che chi cita la percentuale dovrebbe dichiarare.

Che cosa dicono e che cosa non dicono questi numeri

Il Registro statistico fotografa quanti enti ci sono, come sono fatti e quante persone impiegano. Non dice quanto valgono: nelle tavole non ci sono entrate, spesa, valore aggiunto o fatturato per settore di attività. Chi cita un «peso economico della cultura non profit» ricavandolo da queste tavole sta aggiungendo qualcosa che non c’è.

Non dicono nemmeno quanti volontari ci sono, perché il numero dei volontari non è nel Registro: arriva dalla rilevazione campionaria, che è un’altra cosa e ha un’altra periodicità.

Che cosa te ne fai

Se guidi un ente culturale senza dipendenti, il dato da tenere a mente quando leggi un bando non è il tuo bilancio: è che sei nella condizione del 92% del comparto. Dichiararlo e costruirci sopra il progetto — partenariati, servizi acquistati, una figura dedicata pagata dal progetto stesso — regge meglio che presentarsi come una struttura che non si è.

Se scrivi un bando o una misura, i 444 enti con dieci o più dipendenti sono la platea che può rispondere a un avviso costruito sulla capacità amministrativa. Se la misura punta ai 54.916 senza dipendenti, deve prevedere anticipi, semplificazione della rendicontazione o assistenza tecnica: non è una gentilezza, è la condizione perché arrivino domande.

Se fai ricerca o comunicazione sul settore, questi numeri sono quelli da citare al posto delle stime: enti per settore, dipendenti per settore, classe di dipendenti. Sono nelle tavole, hanno un anno di riferimento dichiarato e si possono rifare. E quando li citi, indica l’anno: dal 9 ottobre 2026 il dato corrente è il 2024, e i numeri del 2023 che circolano ancora non sono confrontabili con questi.

Il dato citabile

In Italia, nel 2024, gli enti non profit con attività prevalente culturale o artistica sono 59.789, il 16,1% di tutte le istituzioni non profit: impiegano 23.566 posizioni lavorative dipendenti in media annua, il 2,5% del totale del settore. Di questi enti, 54.916 non hanno alcun dipendente e 444 ne hanno dieci o più.
Fonte: ISTAT, Registro statistico delle istituzioni non profit, anno 2024, tavole 2 e 14 — elaborazione dell’Osservatorio BbCc.

Fonti e metodo

  • ISTAT, Registro delle Istituzioni Non Profit — Anno 2024, diffuso il 9 ottobre 2026; sulla stessa pagina l’avvertenza che il conteggio comprende le unità cessate nel corso dell’anno. Tavola 2, istituzioni e dipendenti per settore di attività prevalente: 59.789 enti e 23.565,84 posizioni dipendenti in media annua per le attività culturali e artistiche; 110.950 e 24.382,13 per le sportive; 66.187 e 12.056,09 per le ricreative; 35.427 e 467.062,49 per assistenza sociale e protezione civile; 13.956 e 134.254,36 per istruzione e ricerca; 6.441 e 103.568,91 per sviluppo economico e coesione sociale; totali 372.384 e 938.151,75. Tavola 13, impiego di risorse umane retribuite: 1.451 enti culturali con soli dipendenti, 12.659 con soli collaboratori esterni, 3.422 con entrambi, 42.257 con nessuno. Tavola 14, classe di dipendenti: 54.916 enti culturali senza dipendenti, 2.912 con uno o due, 1.517 da tre a nove, 444 con dieci o più; nella stessa classe dei dieci dipendenti e più, l’istruzione e ricerca ne ha 3.325 e lo sviluppo economico 1.685.
  • ISTAT, Nota metodologica allegata allo stesso Registro: la misura dell’occupazione in posizioni lavorative dipendenti in media annua a partire dal Registro tematico del lavoro, e la definizione di istituzione attiva nel corso dell’anno di riferimento.

Le percentuali e i rapporti per ente sono nostri, calcolati sui valori assoluti delle tavole: 16,1% è 59.789 su 372.384; 2,5% è 23.565,84 su 938.151,75; 91,8% è 54.916 su 59.789; 0,7% è 444 su 59.789; i dipendenti per ente sono il rapporto fra le due colonne della tavola 2. Le posizioni in classifica (terzo per numero di enti, settimo per dipendenti, undicesimo per dipendenti a testa) sono ordinamenti nostri dei quattordici settori della tavola 2, compresa la voce residuale «altre attività».

Che cosa queste fonti non dicono: non riportano entrate, spesa, valore aggiunto o fatturato per settore di attività, quindi da qui non si ricava il peso economico del non profit culturale. Non riportano il numero dei volontari, che viene dalla rilevazione campionaria e non dal Registro. E non si prestano a un confronto diretto con il 2023, per i due cambiamenti di metodo spiegati sopra.

L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.

Osservatorio · Osservatorio ·
Il Radar · newsletter settimanale

Ricevi il segnale

Un dato verificato, una storia, un bando. Ogni settimana nella tua casella.

Doppio opt-in: ti arriva una mail per confermare l'iscrizione. Iscrivendoti accetti la privacy.

LAT 41.8902 · LON 12.4922 OSSERVAZIONE CONTINUA · — SEGNALE STABILE · REV 0.11.5