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Creative Europe 2027: 402 milioni nell’ultimo anno, e il requisito dei due anni

Il programma di lavoro 2027 è pubblicato: 402 milioni per l'anno, 61 per i progetti di cooperazione. Chi può candidarsi, con quanti partner, e il requisito che esclude le organizzazioni nate da poco.

Di Team BbCc 2 Ottobre 2026 Lettura 5 min Osservatorio Governance, policy e normative Analisi aperta
Quattro persone riunite attorno a un portatile in un ufficio, mentre guardano lo schermo
Quattro persone attorno a un portatile in un ufficio, in riunione davanti allo schermo.Osservatorio BbCc

Il 30 settembre la Commissione europea ha pubblicato il programma di lavoro 2027 di Creative Europe e i primi bandi sul portale Funding & Tenders. È l’ultimo anno del programma: dal 2028 il sostegno europeo alla cultura cambia nome e si chiamerà AgoraEU. Per il 2027 ci sono 402 milioni di euro.

Dentro quella cifra, la voce che riguarda più da vicino musei, associazioni, cooperative e reti del patrimonio è il bando per i progetti di cooperazione europea: 61 milioni, pubblicazione prevista nel primo trimestre del 2027. Per capire che ordine di grandezza sia, serve il confronto: l’edizione 2025 dello stesso bando valeva 59.979.335 euro, ripartiti fra piccola scala (21,0 milioni), media scala (21,0) e grande scala (18,0). I 61 milioni del 2027 non sono quindi un’eccezione, sono la conferma di una dotazione stabile.

Che cosa si apre, e quando

Il calendario che conta per chi lavora in Italia è questo. In autunno 2026, cioè in queste settimane, esce il bando per la circolazione delle opere letterarie europee. Nel primo trimestre 2027 esce quello dei progetti di cooperazione, nei tre formati. Fra le azioni nuove dell’ultimo anno la Commissione ha annunciato un premio europeo per le arti performative e un lavoro, fatto insieme all’Organizzazione mondiale della sanità, per scrivere linee guida europee su cultura, salute e benessere.

Quest’ultima non è una curiosità da addetti ai lavori. È il segnale di dove si sta spostando il denaro pubblico europeo: chi lavora su accessibilità, pubblici fragili o benessere culturale ha oggi un argomento in più da mettere in una candidatura, e lo ha prima che l’azione diventi un bando.

Chi può candidarsi davvero

Qui la documentazione ufficiale dice cose più precise di quelle che circolano. Possono partecipare le persone giuridiche, pubbliche o private. Le persone fisiche no, con un’eccezione che vale la pena conoscere: è ammesso il lavoratore autonomo — la ditta individuale senza personalità giuridica distinta da quella della persona. Chi lavora da solo con partita IVA non è automaticamente fuori.

I formati sono tre, e la differenza sta nei partner: piccola scala, almeno 3 organizzazioni indipendenti da 3 Paesi ammissibili; media scala, almeno 5 da 5 Paesi; grande scala, almeno 10 da 10 Paesi. I progetti, dice la scheda di bando, non dovrebbero di norma superare i 48 mesi: non è un tetto rigido, le proroghe sono possibili se motivate. I Paesi ammessi sono gli Stati membri, compresi i territori d’oltremare, e i Paesi dello Spazio economico europeo o associati che compaiono nell’elenco ufficiale dei Paesi partecipanti: conta l’elenco, non la categoria politica.

Il requisito che ferma le organizzazioni nate da poco

C’è una condizione che nelle sintesi divulgative sparisce quasi sempre, e che invece decide chi può guidare un progetto: il coordinatore deve avere esistenza giuridica da almeno due anni alla data di scadenza per la presentazione. Un’associazione costituita quest’anno non può fare da capofila. Può entrare nel progetto come partner — ed è la strada giusta per arrivare al 2029 con un’esperienza europea alle spalle — ma non può tenere il timone.

Due altri vincoli pratici dello stesso tipo: un’organizzazione può candidarsi come coordinatore una volta sola per bando, qualunque formato scelga, e può comparire in non più di tre candidature in tutto, come capofila o come partner. Chi ha costruito una rete ampia deve quindi scegliere dove mettere il proprio nome, perché superare il limite fa valutare le domande senza quell’organizzazione dentro.

Quello che ancora non si sa

Il programma di lavoro 2027 è pubblicato, ma le schede dei singoli bandi della strand Culture non sono ancora sul portale: le date esatte di apertura e scadenza, e la ripartizione del budget per ogni azione, si leggeranno lì. Le cifre che circolano oggi — i 402 milioni dell’anno, i 61 della cooperazione — sono quelle annunciate dalla Commissione il 22 settembre. Chi programma il lavoro dei prossimi mesi può fidarsi degli ordini di grandezza, non ancora dei giorni sul calendario.

Che cosa fare adesso

  1. Controlla la data dell’atto costitutivo. Se la tua organizzazione ha meno di due anni, cerca un capofila e candidati come partner: è l’unica strada aperta.
  2. Scegli il formato sui partner che hai davvero, non su quelli che speri di trovare. Tre Paesi sono una cosa, dieci sono un’altra organizzazione di lavoro.
  3. Cerca i partner adesso. È l’attività più lenta e meno prevedibile: quando il bando esce, chi parte da zero è già in ritardo.
  4. Registra l’organizzazione nel Participant Register e falla validare prima di presentare la domanda: serve il codice identificativo, e la validazione richiede documenti sullo stato giuridico.
  5. Tieni d’occhio il portale per le schede 2027 della strand Culture: è lì che compaiono le scadenze vere.

Fonti

L’Osservatorio è un progetto dell’Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.

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