Il mercato dell’arte in Italia dopo l’IVA al 5%
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Dal 1° luglio 2025 comprare un’opera d’arte in Italia costa meno, e non per una dinamica di mercato: è cambiata la legge. L’art. 9 del decreto-legge 95/2025, convertito con la legge 118/2025, ha portato l’IVA su cessioni e importazioni di opere d’arte, oggetti d’antiquariato e da collezione dal 10% e 22% al 5% — l’aliquota più bassa fra i grandi mercati europei. È la novità più rilevante per il mercato dell’arte italiano da molti anni, ed è il motivo per cui questo pezzo, nato nel 2024, è stato riscritto.
Che cosa è cambiato
Prima della riforma il quadro era questo: 10% sulle importazioni e sulle vendite dirette degli autori o dei loro eredi, 22% — l’aliquota ordinaria — su gran parte delle altre cessioni. Il risultato era che comprare arte in Italia conveniva meno che a Parigi, dove la Francia aveva già portato l’IVA sull’arte al 5,5%. Il decreto del giugno 2025 allinea l’Italia al ribasso: 5% sulla generalità di cessioni e importazioni, con una condizione tecnica che gli operatori devono conoscere — l’aliquota ridotta non si cumula con il regime del margine, tra i due va scelto.
Perché riguarda anche chi non compra quadri
Il mercato dell’arte è una filiera: case d’asta, gallerie, trasporti specializzati, assicurazioni, restauro, editoria. Un’aliquota competitiva sposta le transazioni — e le fiere, le sedi delle gallerie internazionali, il lavoro che ci gira attorno — da una piazza all’altra. La Francia lo aveva capito prima: la riduzione francese del 2025 era stata pensata esplicitamente per consolidare Parigi come capitale europea del mercato post-Brexit. La mossa italiana è una risposta, e i prossimi due o tre anni diranno se basta a riportare in Italia scambi che oggi passano altrove.
Come leggere i numeri del mercato
Una avvertenza da centro di ricerca: sul mercato dell’arte non esistono statistiche pubbliche ufficiali. I numeri che circolano — fatturati delle aste, classifiche degli artisti più quotati, quote di mercato nazionali — vengono da rapporti privati (Art Basel-UBS, Artprice, Deloitte Art & Finance), costruiti con metodologie proprie su dati d’asta pubblici e stime sulle vendite private. Sono fonti legittime e citabili, ma vanno maneggiate per ciò che sono: stime di parte terza, non rilevazioni statistiche. Quando leggete «il mercato italiano vale X», chiedete sempre: secondo chi, e misurato come.
Il dato citabile
Dal 1° luglio 2025 l’IVA su cessioni e importazioni di opere d’arte, antiquariato e oggetti da collezione in Italia è al 5% (art. 9, d.l. 30 giugno 2025, n. 95), l’aliquota più bassa fra i grandi mercati dell’Unione europea.
Fonti
- Decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, art. 9 (testo su Normattiva)
- Agenzia delle Entrate — per la prassi applicativa sull’aliquota e il regime del margine
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