Uno su due ha il sito, uno su dieci ha catalogato: le due digitalizzazioni dei musei italiani
L'indagine ISTAT è la sola che guarda tutti i musei italiani insieme, grandi poli e piccole raccolte civiche. E mostra due digitalizzazioni a velocità diverse: la vetrina che il visitatore vede corre, la catalogazione delle collezioni che nessuno vede resta…

Cerchi gli orari di un piccolo museo civico, magari per una domenica di visita. Digiti il nome e l'unica cosa che compare è una pagina social ferma da mesi: nessun sito, nessun calendario, nessun modo di prenotare un biglietto. Il museo esiste, è aperto, ma online è quasi invisibile. Quante volte capita? Per rispondere serve l'unica rilevazione che guarda tutti i musei italiani insieme, e non solo i grandi poli statali: l'indagine ISTAT sui musei e le istituzioni similari.
Nel 2018 quella rilevazione contava 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti ed ecomusei aperti al pubblico — pubblici e privati, statali e non statali — per oltre 128,6 milioni di ingressi (+8% sul 2017, di cui 58,6 milioni di visitatori stranieri). È la fotografia più larga che abbiamo: comprende i grandi musei e la piccola raccolta civica di paese, e più di un comune italiano su quattro (26,7%) ne ospita almeno uno. Se si vuole parlare della digitalizzazione dei musei «italiani», e non dei soli istituti del Ministero, è qui che si guarda.
E la fotografia mostra due digitalizzazioni che vanno a velocità diverse. La prima è la vetrina: quello che il visitatore vede. Nel 2018 metà degli istituti aveva un sito web dedicato (51,1%) e poco più della metà un account sui principali social (53,4%). La possibilità di comprare il biglietto online era raddoppiata in tre anni, dal 6,6% del 2015 al 14% del 2018; un museo su dieci (9,9%) offriva anche una visita virtuale della propria sede. Un anno dopo il sito dedicato saliva già al 63,4% (2019), i social al 57,4% e il 27% proponeva tour virtuali sul proprio sito. La parte che si vede avanza.
La seconda digitalizzazione non si vede, e resta indietro. È la catalogazione digitale delle collezioni: la schedatura delle opere in un archivio informatico, la base su cui poggiano ricerca, prestiti, mostre e qualunque servizio online serio. Nel 2018 l'aveva effettuata solo un museo su dieci (10,4%), l'indicatore più debole dei tre. E il 10,4% è già una misura generosa, perché conta chi ha avviato il lavoro, non chi l'ha finito. Di quel decimo, appena un terzo (37,4%) aveva completato la catalogazione; i due terzi restanti erano fermi a circa metà dei beni e delle collezioni. Il lavoro davvero concluso riguarda quindi una porzione ancora più piccola.
La distanza fra 51,1% e 10,4% ha una spiegazione semplice. La vetrina si monta in fretta, fa notizia e porta visitatori: un sito e un pulsante «prenota» si mettono online in poche settimane e si vedono subito. La catalogazione è lenta, chiede competenze specifiche e mesi di lavoro su ogni collezione, e nessun visitatore la nota. Il primo lavoro premia chi lo fa; il secondo no. Così la porta d'ingresso digitale si apre prima delle stanze sul retro.
Due avvertenze, perché il dato non dica più di quello che dice. La prima: la rilevazione registra la presenza o l'assenza del servizio, non la sua qualità. Il sito del piccolo museo civico dell'inizio «conta» come sito anche se è fermo, non aggiornato o illeggibile da telefono; la biglietteria «online» è la possibilità di comprare un biglietto, non la garanzia che l'esperienza funzioni.
La seconda: gli anni. La fotografia completa dei tre servizi è del 2018, il dato più recente sul solo sito web è del 2019 — entrambi pre-pandemia. La rilevazione prosegue (esistono tavole per il 2021 e il 2022, e la scheda della rilevazione arriva al 2025), ma l'ultima istantanea organica dei tre indicatori insieme risale a qualche anno fa: è una notizia anche questa.
Un'ultima cautela, per chi legge i report successivi: i numeri del 2020 sull'online — le percentuali sulle piattaforme web e sulle intenzioni di prenotazione — sono attività straordinarie del periodo pandemico o programmi futuri degli istituti, non la dotazione stabile dei musei. E i piccoli restano sistematicamente più indietro dei grandi su tutti i servizi digitali: una tendenza che il dato conferma, anche se qui non la fissiamo con una cifra puntuale.
Che cosa te ne fai
Se gestisci un piccolo museo o una dimora aperta. Parti dalla vetrina: un sito dedicato e la prenotazione online. È la porta d'ingresso del visitatore, e nel 2018 metà degli istituti ancora non l'aveva. La catalogazione viene dopo — è lavoro di fondo, prezioso, ma non è ciò che ti porta il visitatore di domenica.
Se lavori nel settore. La domanda di competenze si concentra dove il dato è più basso: la catalogazione digitale, ferma al 10,4% e per giunta incompleta. È lì il collo di bottiglia, e quindi il lavoro. Chi sa schedare e digitalizzare una collezione trova un terreno più scoperto di chi costruisce siti.
Se amministri o finanzi. Prima di firmare un assegno per «la digitalizzazione», chiedi di quale digitalizzazione si parla: la vetrina, visibile e rapida da misurare, o la catalogazione, lenta e invisibile ma fondativa. E guarda sempre l'anno del dato e la dimensione degli istituti, perché i piccoli restano indietro e un finanziamento tarato sulla media li lascia dove sono.
Il dato citabile
Nel 2018 solo un museo italiano su dieci (10,4%) aveva digitalizzato il proprio catalogo, mentre già metà (51,1%) aveva un sito web: la vetrina digitale corre, il lavoro invisibile no. *(ISTAT, «L'Italia dei musei», anno 2018)*
Fonti
- ISTAT, *L'Italia dei musei — anno 2018* (report del 23 dicembre 2019): https://www.istat.it/it/files/2019/12/LItalia-dei-musei_2018.pdf — dati 2018 su sito web dedicato (51,1%), social (53,4%), biglietteria online (14%, dal 6,6% del 2015), visita virtuale (9,9%) e catalogazione digitale (10,4%, di cui il 37,4% completata); 4.908 istituti aperti, oltre 128,6 milioni di ingressi.
- ISTAT, *Musei e istituzioni similari in Italia — anno 2020* (17 febbraio 2022): comunicato e report PDF — sito web dedicato al 63,4% (2019), social 57,4%, tour virtuali 27%; struttura dell'universo (4.265 istituti aperti nel 2020, 67,9% pubblici, 26,7% dei comuni con almeno un istituto).
- ISTAT, pagina della rilevazione «Indagine sui musei e le istituzioni similari»: https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/musei/ — periodicità e anni di riferimento disponibili (tavole 2021 e 2022, scheda fino al 2025).
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