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Uno su due ha il sito, uno su dieci ha catalogato: le due digitalizzazioni dei musei italiani

L'indagine ISTAT è la sola che guarda tutti i musei italiani insieme, grandi poli e piccole raccolte civiche. E mostra due digitalizzazioni a velocità diverse: la vetrina che il visitatore vede corre, la catalogazione delle collezioni che nessuno vede resta…

Di Team BbCc 12 Luglio 2026 Lettura 6 min Osservatorio Innovazione, digitale e dati Analisi aperta
La tecnologia dentro il museo. Foto: Thad Zajdowicz (CC BY 2.0) via flickrOsservatorio BbCc

Cerchi gli orari di un piccolo museo civico, magari per una domenica di visita. Digiti il nome e l'unica cosa che compare è una pagina social ferma da mesi: nessun sito, nessun calendario, nessun modo di prenotare un biglietto. Il museo esiste, è aperto, ma online è quasi invisibile. Quante volte capita? Per rispondere serve l'unica rilevazione che guarda tutti i musei italiani insieme, e non solo i grandi poli statali: l'indagine ISTAT sui musei e le istituzioni similari.

Nel 2018 quella rilevazione contava 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti ed ecomusei aperti al pubblico — pubblici e privati, statali e non statali — per oltre 128,6 milioni di ingressi (+8% sul 2017, di cui 58,6 milioni di visitatori stranieri). È la fotografia più larga che abbiamo: comprende i grandi musei e la piccola raccolta civica di paese, e più di un comune italiano su quattro (26,7%) ne ospita almeno uno. Se si vuole parlare della digitalizzazione dei musei «italiani», e non dei soli istituti del Ministero, è qui che si guarda.

E la fotografia mostra due digitalizzazioni che vanno a velocità diverse. La prima è la vetrina: quello che il visitatore vede. Nel 2018 metà degli istituti aveva un sito web dedicato (51,1%) e poco più della metà un account sui principali social (53,4%). La possibilità di comprare il biglietto online era raddoppiata in tre anni, dal 6,6% del 2015 al 14% del 2018; un museo su dieci (9,9%) offriva anche una visita virtuale della propria sede. Un anno dopo il sito dedicato saliva già al 63,4% (2019), i social al 57,4% e il 27% proponeva tour virtuali sul proprio sito. La parte che si vede avanza.

La seconda digitalizzazione non si vede, e resta indietro. È la catalogazione digitale delle collezioni: la schedatura delle opere in un archivio informatico, la base su cui poggiano ricerca, prestiti, mostre e qualunque servizio online serio. Nel 2018 l'aveva effettuata solo un museo su dieci (10,4%), l'indicatore più debole dei tre. E il 10,4% è già una misura generosa, perché conta chi ha avviato il lavoro, non chi l'ha finito. Di quel decimo, appena un terzo (37,4%) aveva completato la catalogazione; i due terzi restanti erano fermi a circa metà dei beni e delle collezioni. Il lavoro davvero concluso riguarda quindi una porzione ancora più piccola.

La distanza fra 51,1% e 10,4% ha una spiegazione semplice. La vetrina si monta in fretta, fa notizia e porta visitatori: un sito e un pulsante «prenota» si mettono online in poche settimane e si vedono subito. La catalogazione è lenta, chiede competenze specifiche e mesi di lavoro su ogni collezione, e nessun visitatore la nota. Il primo lavoro premia chi lo fa; il secondo no. Così la porta d'ingresso digitale si apre prima delle stanze sul retro.

Due avvertenze, perché il dato non dica più di quello che dice. La prima: la rilevazione registra la presenza o l'assenza del servizio, non la sua qualità. Il sito del piccolo museo civico dell'inizio «conta» come sito anche se è fermo, non aggiornato o illeggibile da telefono; la biglietteria «online» è la possibilità di comprare un biglietto, non la garanzia che l'esperienza funzioni.

La seconda: gli anni. La fotografia completa dei tre servizi è del 2018, il dato più recente sul solo sito web è del 2019 — entrambi pre-pandemia. La rilevazione prosegue (esistono tavole per il 2021 e il 2022, e la scheda della rilevazione arriva al 2025), ma l'ultima istantanea organica dei tre indicatori insieme risale a qualche anno fa: è una notizia anche questa.

Un'ultima cautela, per chi legge i report successivi: i numeri del 2020 sull'online — le percentuali sulle piattaforme web e sulle intenzioni di prenotazione — sono attività straordinarie del periodo pandemico o programmi futuri degli istituti, non la dotazione stabile dei musei. E i piccoli restano sistematicamente più indietro dei grandi su tutti i servizi digitali: una tendenza che il dato conferma, anche se qui non la fissiamo con una cifra puntuale.

Che cosa te ne fai

Se gestisci un piccolo museo o una dimora aperta. Parti dalla vetrina: un sito dedicato e la prenotazione online. È la porta d'ingresso del visitatore, e nel 2018 metà degli istituti ancora non l'aveva. La catalogazione viene dopo — è lavoro di fondo, prezioso, ma non è ciò che ti porta il visitatore di domenica.

Se lavori nel settore. La domanda di competenze si concentra dove il dato è più basso: la catalogazione digitale, ferma al 10,4% e per giunta incompleta. È lì il collo di bottiglia, e quindi il lavoro. Chi sa schedare e digitalizzare una collezione trova un terreno più scoperto di chi costruisce siti.

Se amministri o finanzi. Prima di firmare un assegno per «la digitalizzazione», chiedi di quale digitalizzazione si parla: la vetrina, visibile e rapida da misurare, o la catalogazione, lenta e invisibile ma fondativa. E guarda sempre l'anno del dato e la dimensione degli istituti, perché i piccoli restano indietro e un finanziamento tarato sulla media li lascia dove sono.

Il dato citabile

Nel 2018 solo un museo italiano su dieci (10,4%) aveva digitalizzato il proprio catalogo, mentre già metà (51,1%) aveva un sito web: la vetrina digitale corre, il lavoro invisibile no. *(ISTAT, «L'Italia dei musei», anno 2018)*

Fonti

  • ISTAT, *L'Italia dei musei — anno 2018* (report del 23 dicembre 2019): https://www.istat.it/it/files/2019/12/LItalia-dei-musei_2018.pdf — dati 2018 su sito web dedicato (51,1%), social (53,4%), biglietteria online (14%, dal 6,6% del 2015), visita virtuale (9,9%) e catalogazione digitale (10,4%, di cui il 37,4% completata); 4.908 istituti aperti, oltre 128,6 milioni di ingressi.
  • ISTAT, *Musei e istituzioni similari in Italia — anno 2020* (17 febbraio 2022): comunicato e report PDF — sito web dedicato al 63,4% (2019), social 57,4%, tour virtuali 27%; struttura dell'universo (4.265 istituti aperti nel 2020, 67,9% pubblici, 26,7% dei comuni con almeno un istituto).
  • ISTAT, pagina della rilevazione «Indagine sui musei e le istituzioni similari»: https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/musei/ — periodicità e anni di riferimento disponibili (tavole 2021 e 2022, scheda fino al 2025).

*L'Osservatorio è un progetto dell'Associazione ABCO APS. Se questo lavoro ti è utile, puoi destinarci il 5×1000 — a te non costa nulla: codice fiscale 90098840276.*

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