I meme sono arte? Storia di una domanda mal posta
il panorama dell'arte visiva è stato profondamente trasformato, la diffusione di meme, gif animate e contenuti virali ha sollevato importanti questioni riguardanti la natura stessa dell'arte. Vieni a scoprire come le meme in particolare hanno influenzato questo momdo!

Una vecchia foto di stock, due righe di testo in carattere Impact, e un’immagine che fa il giro del mondo in un pomeriggio, riscritta da migliaia di mani anonime. Il meme è la forma espressiva più praticata del nostro tempo — e la domanda se sia «arte» è meno oziosa di quanto sembri, perché costringe a rivedere categorie su cui i musei, il mercato e il diritto d’autore si reggono da due secoli.
Un’estetica senza autore
L’arte moderna ha costruito tutto attorno alla figura dell’autore: la firma, lo stile, il catalogo ragionato. Il meme funziona al contrario: nasce da qualcuno che quasi mai è identificabile, vive di variazioni fatte da altri, e il suo valore sta proprio nella riscrittura collettiva — un meme che nessuno modifica è un meme morto. Se somiglia a qualcosa della tradizione, non è il quadro d’autore: sono le forme popolari e anonime, i canti che ogni paese ricantava a modo suo, le figure delle carte da gioco, i proverbi illustrati. Cultura visiva di trasmissione orale, a velocità di rete.
Il precedente storico esiste già
Ogni volta che una tecnica ha abbassato la soglia d’accesso alla produzione di immagini — l’incisione, la litografia, la fotografia — il mondo dell’arte ha attraversato la stessa sequenza: rifiuto («non è arte, la fa chiunque»), poi curiosità, poi assimilazione, con i musei ad arrivare per ultimi e il mercato subito prima. La fotografia ci ha messo un secolo a entrare stabilmente nelle collezioni. Con le immagini di rete la sequenza si sta ripetendo, solo compressa: le prime mostre dedicate alla cultura visiva di internet sono già archiviate, e il tema vero si è spostato su come conservare materiale che nasce per essere effimero — ne abbiamo scritto a proposito dei social media nelle collezioni museali.
Che cosa resta della domanda «è arte?»
Probabilmente la domanda è mal posta, e la storia dell’arte lo insegna: «arte» non è una proprietà degli oggetti ma un riconoscimento che le istituzioni — musei, critica, mercato — attribuiscono nel tempo. Alcuni meme diventeranno documenti storici; pochissimi, forse, opere riconosciute con tanto di autore ritrovato; la massa resterà quello che è sempre stata la cultura popolare: l’acqua in cui tutti nuotavano, che nessuno pensava di conservare e che gli storici futuri cercheranno con il lanternino. La cosa interessante, per chi si occupa di patrimonio, è che stavolta possiamo scegliere di conservarla mentre accade.
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